(Giorgio Pasetto) A Verona si è tornati a parlare di sport con entusiasmo. Le prospettive legate alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, gli investimenti sullo stadio Bentegodi e l’attenzione verso le grandi infrastrutture rappresentano segnali importanti. Ma c’è una domanda che non possiamo più evitare: su quali basi vogliamo costruire il futuro dello sport veronese?
Perché senza fondamenta solide, anche i progetti più ambiziosi rischiano di restare solo vetrine.
Da anni, a Verona, esiste una realtà che tiene in piedi lo sport quotidiano, quello vero, fatto di allenamenti, crescita e formazione: la Fondazione Bentegodi.
11 discipline sportive, migliaia di atleti, un presidio educativo e sociale che va ben oltre l’attività fisica. Ginnastica, atletica, scherma, nuoto, pesistica, tennis tavolo e molte altre attività che, senza questa struttura, semplicemente non avrebbero spazio in città.
La Fondazione Bentegodi non è solo sport. È inclusione, educazione, comunità.

Eppure oggi lavora in condizioni che non sono più sostenibili. Le attività sono distribuite in diverse strutture, spesso non progettate per le esigenze specifiche delle discipline praticate.
Una nuova sede per la Bentegodi è necessaria
Questo comporta: difficoltà organizzative, limiti allo sviluppo, dispersione di risorse e una qualità complessiva inferiore rispetto al potenziale reale. A tutto questo si aggiunge un dato evidente: la sede storica della Bentegodi è ormai obsoleta. Non è più adeguata al ruolo centrale che questa realtà svolge nello sport veronese. Investire nei grandi eventi è giusto. Riqualificare lo stadio è importante.
Ma senza un sistema solido di sport di base, tutto questo perde significato. Lo sport di base è ciò che: forma i giovani, costruisce comunità, promuove salute, crea continuità sportiva. Se Verona vuole davvero crescere, deve partire da qui. La risposta non può essere parziale.
Serve una scelta chiara e ambiziosa: realizzare una vera cittadella dello sport, con al centro la Fondazione Bentegodi. Una struttura moderna di circa 6.000 metri quadrati al coperto e altrettanti all’aperto, capace di riunire tutte le attività oggi disperse e offrire spazi adeguati a ogni disciplina. Non solo una nuova sede, ma un luogo in grado di: integrare sport diversi, ottimizzare risorse e organizzazione, diventare punto di riferimento per giovani, famiglie e associazioni, generare una comunità sportiva viva ogni giorno.

Una cittadella dello sport significa investire in un modello, non solo in un edificio.
Le ipotesi non mancano e sono già sul tavolo:
Area in Basso Aquar, dietro il CONI, posizione strategica già legata al sistema sportivo cittadino
Parona, vicino ai campi da rugby nel Parco dell’Adige, contesto ideale per uno sviluppo armonico tra sport e ambiente
Entrambe le soluzioni permetterebbero di realizzare un progetto coerente e lungimirante.
Una richiesta che arriva dai cittadini. Non si tratta solo di una proposta. Su questo tema è stata avviata e si sta portando avanti una raccolta firme, segno concreto di una richiesta che nasce dal basso.
clicca il Link per la raccolta firme
