(di Francesca Romana Riello). Il clima cambia, la città si ripensa: studenti al lavoro sugli spazi pubblici.Le condizioni ambientali cambiano. Ma la domanda vera è un’altra: le città stanno cambiando abbastanza in fretta?
A Verona la risposta, almeno in parte, passa dalle scuole. Quasi duecento studenti, dalle materne alle superiori, coinvolti in un percorso che prova a rimettere al centro una questione concreta: come si trasformano gli spazi pubblici quando le temperature salgono e la città diventa più fragile.
Un calendario fitto di laboratori, uscite in città, sessioni di progettazione. E alla fine, il 16 maggio, un evento aperto nel centro storico in cui saranno loro a presentare le proposte.
Il progetto si chiama “Il clima cambia la città cambia, mettiamoci in gioco” e coinvolge Verona, insieme a Mantova, sul tema dell’adattamento climatico nei centri storici. È partito a metà marzo e andrà avanti fino a primavera.

Dalla teoria alla città, studenti alle prese con il cambiamento climatico
Il punto di partenza non è teorico: guardare piazze, strade e slarghi non per come sono oggi, ma per quello che dovranno reggere nei prossimi anni. Temperature più alte, isole di calore, mancanza di ombra, superfici che non drenano l’acqua.
Problemi concreti, che in una città come Verona si sommano alla specificità del centro storico, dove ogni intervento deve fare i conti con la stratificazione di quello che c’è già.
Nelle prime settimane il lavoro si è concentrato sulle basi: cosa significa il cambiamento climatico a scala urbana, come si comportano gli spazi aperti quando le temperature salgono, dove si concentrano le criticità.
Dal 27 marzo partono gli itinerari nello spazio pubblico , percorsi guidati in città per riconoscere problemi e possibilità sul campo.

Il clima cambia, la città si ripensa: studenti al lavoro sugli spazi pubblici
Poi i laboratori, che sono il cuore del progetto. Gruppi di studenti che progettano insieme ai ricercatori, discutono ipotesi, costruiscono proposte su come rendere gli spazi aperti più vivibili.
Il metodo è quello della co-progettazione: competenze diverse attorno allo stesso tavolo, scuole e università, con l’obiettivo di arrivare a soluzioni che tengano insieme clima e identità dei luoghi.
Non è un esercizio fine a se stesso. Dal lavoro dei laboratori nascerà anche un gioco in scatola, un contenitore digitale e un docufilm, strumenti pensati per portare i risultati oltre la fine del progetto.

Dai laboratori alla restituzione pubblica, il 16 maggio in centro storico
L’appuntamento è fissato per il 16 maggio nel centro storico: una giornata aperta in cui i ragazzi racconteranno cosa hanno fatto e cosa propongono, con giochi, esperienze e momenti di confronto con la città.
Il progetto lavora su tre livelli che nel testo di presentazione vengono descritti come sapere, saper fare, saper essere. Non solo informazioni, ma competenze operative e consapevolezza del proprio ruolo nelle trasformazioni urbane.
Perché la domanda di fondo non è astratta.
Tra qualche anno, quanto sarà possibile stare in una piazza d’estate? Quanto saranno ombreggiati e attraversabili i luoghi della quotidianità?
Sono i ragazzi che oggi lavorano nei laboratori quelli che dovranno rispondere.
E allora la domanda resta la stessa, da cui tutto è partito: le città stanno cambiando abbastanza in fretta?

