Il comparto dell’autotrasporto si prepara a fermarsi. Dal 20 al 25 aprile è infatti previsto uno sciopero nazionale che rischia di avere pesanti ripercussioni sulla logistica e sulla distribuzione delle merci in tutta Italia. Una mobilitazione che nasce da una situazione ormai ritenuta insostenibile da migliaia di imprese del settore.
Al centro della protesta vi è il continuo aumento del prezzo del gasolio, che sta comprimendo drasticamente i margini di profitto delle aziende, mettendone a rischio la tenuta economica. Le imprese chiedono interventi urgenti da parte del Governo: misure di compensazione per i costi dei carburanti, sostegni alla liquidità e azioni concrete per contenere l’impatto dei costi operativi. In assenza di risposte, avvertono gli operatori, la mobilitazione potrebbe intensificarsi.
A sottolineare la gravità della situazione è Luca Luppi, presidente di Casartigiani Verona: «La decisione di incrociare le braccia è il segnale evidente di un settore giunto allo stremo. Le nostre piccole e medie imprese artigiane non possono continuare a sostenere l’impatto di rincari così elevati senza alcun supporto strutturale».
Secondo Luppi, il caro carburante sta di fatto azzerando i bilanci aziendali, trasformando l’attività quotidiana in una perdita economica. «Diventa impossibile garantire un servizio essenziale come quello del trasporto merci in queste condizioni – prosegue –. Chiediamo alle istituzioni di ascoltare il grido di allarme della categoria e di intervenire con misure concrete e immediate».
Il rischio, sottolinea il presidente, non riguarda soltanto le imprese del settore, ma l’intero sistema economico. «Senza l’autotrasporto il Paese si ferma. Tutelare oggi le nostre aziende significa difendere la competitività e la tenuta dell’economia nel suo complesso».
Lo sciopero di aprile si preannuncia dunque come un banco di prova cruciale, destinato a mettere in evidenza le criticità strutturali di un comparto strategico e a sollecitare risposte rapide da parte delle istituzioni.
