Salvi i crediti d’imposta dopo le proteste delle aziende

(Attilio Zorzi) Si avvia verso una soluzione positiva la vicenda degli “esodati” del piano Transizione 5.0, ovvero le imprese che avevano presentato regolarmente domanda per accedere ai crediti d’imposta a partire dal 7 novembre, dopo la distrazione dei fondi nottetempo il 6 novembre. Dopo il folle decreto fiscale della scorsa settimana e giorni di tensioni e proteste da parte del mondo produttivo, il Governo ha dato rassicurazioni importanti: gli impegni presi saranno sostanzialmente rispettati e questa volta speriamo di scrivere la parola fine per davvero.

L’annuncio è arrivato al termine dell’incontro tenutosi questa mattina alle 11.00 a Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, tra i rappresentanti del Governo e le principali associazioni imprenditoriali. Presenti, tra gli altri, i ministri Adolfo Urso e Tommaso Foti, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo e le organizzazioni quali Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confagricoltura, Coldiretti, etc.

Al centro dello scontro c’era il Decreto fiscale, che aveva previsto un drastico taglio ai crediti con l’esclusione totale degli investimenti in energie rinnovabili e formazione e un taglio del 65% dei crediti d’imposta sui beni strumentali 4.0. In pratica, le oltre 7000 imprese esodate avrebbero ricevuto incentivi molto inferiori rispetto alle prenotazione e al dovuto e in alcuni casi persino meno vantaggiosi rispetto al precedente piano Transizione 4.0, arrivando appena al 10% o al 15% dell’investimento rispetto al 35% o al 45% spettante.
Durante l’incontro, però, il Governo ha fatto dietrofront e ha cambiato la rotta, per evitare il disastro e la rottura completa con il mondo industriale.

industria

Garantita la Transizione 5.0

È stato infatti garantito:
il 100% dei crediti d’imposta per gli investimenti in energie rinnovabili (FER) e formazione, inizialmente esclusi e il 90% dei crediti spettanti per gli investimenti in beni strumentali. In sostanza una copertura quasi totale.
La modifica dovrebbe essere formalizzata durante la conversione in legge del Decreto-Legge 38 del 27 marzo 2026, attualmente in discussione al Senato e probabilmente gia discussa nel consiglio dei ministri di dopodomani venerdì 3 aprile.

Per coprire tutte le domande presentate, quindi, il Governo ha previsto un significativo aumento delle risorse. Ai 2,75 miliardi già stanziati si aggiungerà l’intero fondo da 1,3 miliardi previsto dalla legge di bilancio, per un totale di 4,05 miliardi. A questi si sommano ulteriori 200 milioni destinati a coprire completamente gli investimenti in energie rinnovabili, che il governo troverà tra le pieghe del bilancio.

Si arriva così a 4,25 miliardi di euro, una cifra molto vicina ai 4,40 miliardi necessari per coprire integralmente la misura.
Ma non è tutto. Il Governo ha ricordato anche le altre risorse in arrivo per sostenere gli investimenti delle imprese:
•⁠ ⁠8,3 miliardi di euro per il nuovo iperammortamento 2026-2028;
•⁠ ⁠1,4 miliardi aggiuntivi per eliminare il vincolo “Made in EU” e ampliare la platea dei beni agevolabili.

L’incontro segna dunque un cambio di passo e riporta fiducia tra le imprese. Resta ora da vedere se le promesse saranno confermate nei testi definitivi, ma il confronto odierno rappresenta un primo passo verso la soluzione di una delle questioni più delicate per il tessuto industriale italiano.


Rimane però l’amaro in bocca per la gestione dilettantistica ed approssimativa della questione, prima con lo spostamento dei fondi dalla sera alla mattina, poi con i tagli e infine con una copertura quasi integrale.
Certo, ci sono vincoli e regole europee da rispettare, ma un paese serio e sovrano avrebbe garantito a tutte le sue aziende, che ne rappresentano l’asse portante, un sostegno certo e senza timori.
Occorrono più fatti e meno parole, più realismo e meno proclami, altrimenti il nostro potenziale rimarrà sempre a metà.
Sappiamo essere bravi, applichiamoci anche per dimostrarlo.