I numeri e l’anomalia dell’Asperger

(di Francesca Romana Riello). Autismo a scuola, Verona prova a fare sistema. C’è un numero che resta sul tavolo più degli altri: 876.

Sono gli alunni con diagnosi nello spettro autistico in provincia di Verona, al centro di una conferenza stampa convocata al Provveditorato agli studi per fare il punto su cosa non funziona  e su cosa va costruito.

Autismo a scuola, Verona fa sistema
il dirigente dott. Amelio Sebastian

A presentare il quadro è stato il provveditore Amelio Sebastián, insieme al dottor Marcolini, alla dottoressa Roberta Silva, al professor Zocante e al professor Traina. La linea è stata chiara fin dall’inizio: il sistema non può più reggersi su interventi isolati.

Quei 876 studenti rappresentano circa il 15% degli alunni con disabilità nella provincia. La distribuzione segue uno schema abbastanza stabile: il picco alla primaria, con circa 300 studenti, poi una discesa verso medie e superiori. Ma dentro questo andamento c’è un elemento che rompe l’equilibrio, e che i relatori hanno segnalato con insistenza.

La sindrome di Asperger ,codice F84.5, non diminuisce con l’età: aumenta. E cresce proprio nella scuola secondaria di secondo grado. Non è una questione di capacità cognitive, spesso nella norma o superiori. È una questione di segnali che emergono più tardi, quando il contesto scolastico cambia passo: più autonomia, più relazioni, più richieste implicite.

Il problema è lì.Se quei segnali non vengono riconosciuti in tempo, si interviene quando il sistema è già in affanno.

Autismo a scuola, Verona fa sistema
momento della conferenza stampa

Autismo a scuola, Verona prova a fare sistema

Da qui la necessità, dichiarata esplicitamente durante l’incontro, di costruire un’alleanza stabile tra scuola, famiglie, pediatri, servizi

sanitari e territorio. Non un progetto a tempo, ma un assetto che tenga. Il confronto avviato al Provveditorato va in questa direzione: superare la frammentazione, mettere in fila le competenze, evitare sovrapposizioni che alla fine pesano sugli studenti.

Dentro questo quadro si inserisce lo Sportello Autismo di Verona, pensato come punto di accesso per famiglie e scuole, con l’obiettivo dichiarato di trasformare le richieste in percorsi di presa in carico reali. Non solo orientamento, ma accompagnamento.

Il nodo che è tornato più volte è quello dell’individuazione precoce. Pediatri e scuola restano i due snodi fondamentali: se il collegamento tra questi livelli non funziona, tutto il resto arriva dopo.

Autismo a scuola, Verona fa sistema

Dalla teoria alla pratica: strumenti e prossimi passi

Tra gli strumenti indicati come più efficaci c’è il video-modeling: lavorare su situazioni concrete, rendere visibili comportamenti e dinamiche, costruire competenze sociali a partire da contesti reali. Accanto a questo, ambienti di apprendimento più flessibili e percorsi che tengano insieme dimensione cognitiva e relazionale.

A margine della conferenza sono state annunciate alcune iniziative: il 16 giugno un convegno internazionale con il coinvolgimento dell’università e dell’Ulss, e una giornata simbolica e il palazzo del Provveditorato illuminato di blu.

I numeri sono chiari. La direzione, adesso, lo è altrettanto.

Autismo a scuola, Verona fa sistema