Il via libera della Camera alla riforma sui reati agroalimentari segna un passaggio rilevante nella lotta alle agromafie e nella difesa del Made in Italy. L’approvazione, avvenuta ieri, 16 aprile nella Giornata del Made in Italy, conclude un percorso lungo e atteso, sostenuto con forza da Coldiretti.
Il provvedimento introduce un aggiornamento del codice penale con un capitolo dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare, con l’obiettivo di contrastare in modo più incisivo frodi, contraffazioni e pratiche ingannevoli lungo la filiera. Un sistema che oggi vale 707 miliardi di euro, con la Dop Economy come espressione più avanzata.
Soddisfazione è stata espressa anche per il ruolo del ministro Francesco Lollobrigida, che ha sostenuto un impianto normativo ispirato alla cosiddetta “Legge Caselli”, legata al lavoro di Giancarlo Caselli e della Fondazione Osservatorio Agromafie.
Tra i punti chiave della riforma, il riconoscimento della criminalità organizzata come aggravante nei reati di frode e commercio con segni mendaci, con l’obiettivo di colpire più duramente le attività illecite strutturate.
I dati evidenziano la portata del fenomeno: secondo il rapporto realizzato da Coldiretti con Eurispes, il giro d’affari delle agromafie ha raggiunto i 25,2 miliardi di euro, quasi raddoppiato in dieci anni.
Il testo interviene anche sul piano amministrativo con sanzioni più severe su etichettatura, origine dei prodotti e uso improprio delle denominazioni, rafforzando la lotta contro il fenomeno dell’italian sounding.
Particolare attenzione è rivolta al Veneto, dove la qualità agroalimentare rappresenta un asset strategico: la Dop Economy regionale supera i 5 miliardi di euro ed è quindi più esposta a tentativi di contraffazione.
“Il Veneto è una delle culle del Made in Italy agroalimentare e rappresenta un obiettivo sensibile per le agromafie – ha dichiarato Carlo Salvan –. La nuova legge è uno scudo fondamentale per le produzioni Dop e Igp e per la tutela del lavoro degli agricoltori e della fiducia dei consumatori”.
Accanto alla normativa, resta centrale l’impegno su trasparenza, tracciabilità e cultura della legalità, anche attraverso iniziative condivise con le istituzioni e percorsi formativi sul territorio.
