Senza voce, non c’è vittoria possibile

(Giorgio Pasetto) A Verona si sta consumando una dinamica che dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore il futuro della città: l’attesa passiva delle decisioni romane per la scelta del candidato sindaco del centrodestra.
Non è solo una questione di tempi o di strategia elettorale. È, prima di tutto, una questione di autonomia politica e di rispetto per il territorio.

Quando una candidatura nasce da equilibri nazionali, da trattative tra correnti e da logiche che poco hanno a che fare con la realtà locale, il rischio è evidente: il candidato diventa espressione di un compromesso lontano, più che di una visione per la città. In questo modo, Verona smette di essere protagonista del proprio futuro e si riduce a campo di applicazione di decisioni prese altrove.

Il problema è anche culturale. Accettare che sia Roma a decidere significa legittimare l’idea che sul territorio non esistano competenze, leadership o processi politici maturi abbastanza da esprimere una scelta autonoma. È una resa implicita, che indebolisce non solo il centrodestra, ma l’intero sistema politico locale.

Il candidato sindaco del centrosinistra c’è: è Tommasi

Nel frattempo, il tempo passa. E mentre il centrodestra resta in attesa, il centrosinistra si muove con chiarezza, riproponendo il sindaco uscente Damiano Tommasi. Una scelta che, al di là del giudizio politico, ha il merito di dare continuità, riconoscibilità e un punto di riferimento immediato agli elettori.

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Il centrodestra non ha ancora deciso

E mentre si aspetta un nome, si rinvia tutto il resto: il confronto sui programmi, la costruzione di una visione, il coinvolgimento della società civile. Le altre forze si muovono, elaborano, si organizzano. Chi resta fermo, in attesa di un via libera dall’alto, arriva inevitabilmente in ritardo — e spesso senza una proposta davvero radicata.

Verona ha bisogno di una guida che conosca la città, che ne viva le contraddizioni e le opportunità, che sia capace di parlare con credibilità a cittadini, imprese, associazioni. Una guida che nasca da un percorso locale, trasparente, condiviso. Non da una sintesi di equilibri interni ai partiti nazionali.
Se il centrodestra vuole essere competitivo, deve avere il coraggio di cambiare metodo: smettere di guardare a Roma e iniziare a guardare a Verona. Perché una città che delega la scelta del proprio sindaco perde qualcosa di essenziale: la propria voce. E senza voce, non c’è vittoria possibile.