In occasione della Giornata mondiale per la lotta al tumore ovarico, l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar rafforza il proprio impegno nella diagnosi precoce attivando un ambulatorio ecografico dedicato alle pazienti con cisti o masse ovariche sospette.
L’iniziativa, promossa dal Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia, nasce con l’obiettivo di offrire un accesso rapido e strutturato alle donne con quadri diagnostici non definiti, garantendo – in caso di sospetto oncologico – una presa in carico tempestiva per ulteriori accertamenti e trattamenti.
“Abbiamo strutturato uno spazio dedicato a un’attività già svolta di routine, per offrire alle pazienti un accesso diretto e agevolato e, in caso di conferma di tumore, un avvio immediato del percorso terapeutico”, spiega il professor Marcello Ceccaroni, direttore della Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS di Negrar.
Il tumore ovarico è uno dei più aggressivi
Il tumore ovarico rappresenta una delle neoplasie più complesse per aggressività biologica e diagnosi tardiva: in oltre l’80% dei casi (fino all’86%) viene individuato in fase avanzata.
Per questo motivo, gli specialisti ribadiscono l’importanza dei controlli ginecologici annuali e della tempestività degli approfondimenti in presenza di sospette cisti o masse.

L’accesso all’ambulatorio avviene tramite prenotazione (tel. 045.6013313, dalle 9 alle 13) oppure via e-mail a ovariancancer.negrar@sacrocuore.it, allegando documentazione ecografica o radiologica già disponibile.
“Oltre alla rivalutazione dei dati clinici, la visita prevede un’ecografia transvaginale di secondo livello”, precisa la dottoressa Carlotta Zorzi, responsabile dell’Ambulatorio e dell’Unità di Diagnostica Ecografica. “Le tecnologie utilizzate permettono di valutare morfologia e vascolarizzazione della massa, distinguendo tra forme benigne e maligne e stimando l’eventuale estensione della malattia”.
Il carcinoma ovarico colpisce ogni anno in Italia oltre 5.000 donne, prevalentemente in età post-menopausale, ma può interessare anche pazienti giovani in presenza di predisposizione genetica (mutazioni BRCA1 e BRCA2).
I sintomi iniziali sono spesso aspecifici – gonfiore addominale, disturbi digestivi, dolori vaghi – e contribuiscono al ritardo diagnostico.
“Proprio per questo motivo, nella maggior parte dei casi la diagnosi avviene quando il tumore è già in fase avanzata e si è diffuso nella pelvi o in altri organi addominali”, sottolinea Ceccaroni.
A differenza di altre patologie oncologiche, non esistono programmi di screening di massa, rendendo centrale la prevenzione individuale attraverso visite ginecologiche annuali ed ecografia pelvica transvaginale.
Sul piano terapeutico, i progressi della chirurgia e delle terapie hanno portato la sopravvivenza a 5 anni a circa il 50%. L’IRCCS di Negrar è stato tra i primi centri al mondo a sviluppare la chirurgia mini-invasiva per il tumore ovarico, con risultati oncologici sovrapponibili alla chirurgia tradizionale ma con tempi di recupero più rapidi e minore invasività.
“L’obiettivo è coniugare efficacia oncologica e qualità di vita”, conclude Ceccaroni, sottolineando il valore di un approccio integrato tra diagnosi precoce, tecnologia avanzata e presa in carico tempestiva.
