Borchia: L’Europa deve tornare ad ascoltare chi produce, chi investe e chi paga le tasse
Dall’incontro svoltosi questa mattina al Parlamento europeo, alla presenza del commissario europeo per le politiche regionali Raffaele Fitto e dei sindaci enti e veronesi, Franzoni di Cerea e Scalzotto di Cologna Veneta emerge una posizione chiara: la riforma della politica di coesione non può seguire il destino del Green Deal.
Secondo quanto emerso dal confronto, è necessario puntare su buon senso, ascolto dei territori e pieno coinvolgimento delle Regioni. In caso contrario, il rischio è quello di compromettere ulteriormente la competitività europea. Negli ultimi anni diverse decisioni di Bruxelles non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati. Il Green Deal viene indicato come esempio emblematico: un impianto che molti territori avevano già segnalato come potenzialmente dannoso per il tessuto produttivo e le cui criticità risultano oggi evidenti.
La richiesta dei sindaci
La richiesta che arriva dai territori è ampia e trasversale, sia in Italia sia nel resto d’Europa: non svuotare il ruolo delle Regioni. Oltre 140 realtà territoriali hanno espresso preoccupazioni condivise, sottolineando come la riduzione del potere di co-programmazione rischi di indebolire l’efficacia degli investimenti e di allontanare le decisioni dai bisogni concreti dei cittadini e delle imprese.
In questo contesto, cresce anche la preoccupazione per un possibile accentramento decisionale. I territori non ritengono accettabile una perdita di risorse e ribadiscono come la prossimità rappresenti un valore aggiunto fondamentale. Una maggiore centralizzazione, infatti, porterebbe inevitabilmente a una diminuzione dell’impatto positivo delle risorse sui territori.

Altro punto cruciale riguarda la natura stessa della politica di coesione, che richiede programmazione pluriennale e un coinvolgimento diretto delle realtà locali per essere realmente efficace. In una fase in cui l’economia dell’eurozona cresce a ritmi inferiori rispetto ad altre aree globali, viene sottolineato come l’Europa non possa permettersi politiche che penalizzino i sistemi più dinamici.
Il messaggio finale è netto: l’Unione europea deve tornare ad ascoltare chi produce, investe e contribuisce al sistema economico, evitando approcci ideologici e privilegiando scelte pragmatiche, condivise e radicate nelle esigenze reali dei territori.
