Un misterioso Console italiano in Estremo Oriente: Eugenio Zanoni Volpicelli

(Angelo Paratico) Quando risiedevo in Cina lessi tutto quanto fosse disponibile su Eugenio Zanoni Volpicelli, Console d’Italia a Hong Kong dal 1899 al 1919. Spesso mi capitava di leggere dei resoconti di viaggio pubblicati da viaggiatori italiani e vi si trovavano accenni a questo misterioso poliglotta di origini napoletane. Lo stesso dicasi per i testi relativi alla guerra dei Boxer nel 1900 e 1901 dove il suo nome faceva capolino qua e là. 

Avevo rintracciato dei suoi libri e dei saggi, ma le informazioni biografiche su di lui scarseggiavano, nonostante fosse stato un personaggio straordinario.  Stamane, aprendo il Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 100 (2017) – nella sua edizione telematica – edito dalla Fondazione Treccani, ho trovato un profilo straordinariamente preciso scritto da Federico Masini un insigne sinologo, che deve aver fatto una ricerca certosina su di lui, scovando molti dettagli che mi erano del tutto sconosciuti. Mi permetto di riportare qui il frutto delle sue ricerche (omettendo per motivi di spazio la bibliografia e le note) sperando di non far torto né all’autore né alla gloriosa Fondazione Treccani.

ZANONI VOLPICELLI, Eugenio Felice Zanoni Maria (nome cinese Fóbìzhílǐ)

Nacque il 12 aprile 1856 nell’isola di Jersey – vicina alle coste francesi ma appartenente alla Gran Bretagna – da Eugenio Lodoski e dalla possidente Enrichetta Federica Hinde, come Eugenio Felice Zanoni Maria Hinde Lodoski.

Il 14 gennaio 1891 (quando aveva ormai quasi 35 anni) acquisisce formalmente il cognome Volpicelli, in seguito alla adozione da parte di Ferdinando Volpicelli (1826-1891), discendente da una benestante famiglia napoletana, che nel 1850 aveva sposato Maria Teresa Hind(e), parente della madre di Zanoni (Archivio di Stato di Roma, Stato civile italiano, Roma, Nati 1891, nn. 1-156, vol. 1, parte 2, serie A, f. 5). Tuttavia, egli usava il cognome Volpicelli anche prima dell’adozione, probabilmente perché già residente in Napoli, presso la famiglia di Ferdinando Volpicelli, che dal suo matrimonio non aveva avuto figli.

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Il suo terzo nome proprio, Zanoni, forse era derivato dal titolo di un romanzo (Zanoni, Londra 1842) di Edward Bulwer-Lytton. La confusione sul suo vero nome, tuttora esistente, deriva sia dal fatto che firmò le sue opere – oltre che, in due occasioni, con lo pseudonimo di Vladimir – come Eugenio Volpicelli, Eugenio Zanoni Volpicelli (con ‘Zanoni’ come parte del cognome) o Zenone Volpicelli, sia dal fatto che con uno di questi tre nomi egli è citato, di volta in volta, anche nelle opere di altri o nei documenti ufficiali.

A Napoli Volpicelli frequentò prima l’Istituto tecnico e poi, grazie a una borsa di studio, il Collegio asiatico, già Collegio de’ Cinesi – poi l’Istituto Orientale, oggi Università degli Studi di Napoli L’Orientale – dove seguì i corsi di arabo, persiano e cinese. Diplomatosi nel 1881, nell’aprile di quell’anno fece domanda – insieme al suo ex compagno di corso, Onia Tiberii – per essere impiegato presso le Dogane imperiali cinesi, affidando la richiesta a Ferdinando De Luca, il primo rappresentante del Regno d’Italia, che era in partenza per la Cina. La domanda venne immediatamente accolta, e Volpicelli e Tiberii furono fra i primi italiani a essere assunti dalle Dogane imperiali, il cui responsabile, il britannico sir Robert Hart, ben sapeva che a Napoli, grazie alla presenza di convertiti cinesi, si trovava una delle poche scuole di lingua cinese parlata esistenti in Europa.

Volpicelli lasciò Napoli alla volta della Cina il 23 agosto 1881, dopo aver incontrato il ministro degli Affari esteri Pasquale Stanislao Mancini, che gli chiese di inviare a Roma resoconti sulla situazione di quel Paese. Il 1° settembre 1882 venne nominato funzionario di quarto rango (Si deng bangban) delle Dogane imperiali, con sede ad Amoy (odierna Xiamen), sulla costa sudorientale della Cina.

Nel 1884, a bordo della nave italiana Cristoforo Colombo, si recò in Corea per accompagnare De Luca alla stipula del primo Trattato di amicizia, commercio e navigazione fra il Regno di Corea e l’Italia, che venne sottoscritto il 26 giugno di quell’anno.

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Su indicazione di Zhang Zhidong, alto funzionario cinese – era allora governatore generale delle province del Guangdong e Guangxi – accompagnò l’inviato imperiale cinese Sun Hongxun nella missione che – in applicazione del protocollo di pace firmato a Parigi il 4 aprile 1885, al termine della guerra franco-cinese – doveva comunicare alle truppe cinesi nel Tonchino (nord del Vietnam) i piani di evacuazione. La missione partì da Canton il 18 aprile e vi fece ritorno il 20 maggio 1885. Questo episodio sarebbe stato in seguito ricordato da Volpicelli in modo estremamente autocelebrativo: «Presi parte alla missione imperiale cinese per assicurare l’armistizio al Tonchino nel 1885, contribuendo all’acquisto della regione del Tonchino da parte della Francia» (Curriculum vitae, datato Roma 10 gennaio 1925, dattiloscritto p. 2, ora in Archivio storico diplomatico del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (d’ora in poi MAECI), posiz. IX-V2, f. 41). Comunque, in seguito a questa missione il settimanale L’illustrazione Italiana pubblicò un articolo su Volpicelli, corredato da una sua immagine; egli inoltre fu insignito dalla corte imperiale dell’onorificenza del Doppio Dragone (Shuanglong baoxing), e sperò anche, ma invano, di ricevere dal governo francese la Legion d’Onore.

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Negli anni successivi, continuando a prestare servizio per le Dogane cinesi, viaggiò più volte in Cina, Giappone e Russia. Oltre a un’intensa attività di pubblicista sui giornali stranieri pubblicati in Cina (in particolare il settimanale britannico di Shanghai The North-China herald), tra il 1888 e il 1893 pubblicò sul Journal of North-China branch of the Royal Asiatic society – la principale rivista britannica a carattere sinologico – alcuni articoli su argomenti tanto disparati quanto poco frequentati: presentò per la prima volta al pubblico europeo gli scacchi cinesi (Weiqi o Wei-ch’i, in Occidente meglio noti con il termine giapponese Go), descrisse l’uso del vapore per la propulsione nell’antica Cina e stilò un compendio delle relazioni fra il Portogallo e la Cina. Durante un viaggio in Italia, il 14 febbraio 1891 sposò a Milano Iside Minetti, figlia di Clementina Pandiani ed appartenente ad una agiata famiglia di intellettuali milanesi, imparentata con quei Maraini da cui poi sarebbero discesi il famoso orientalista Fosco e sua figlia, la scrittrice Dacia.

Rientrato a Shanghai, nel 1892 venne nominato segretario onorario della Chinese branch of the Royal Asiatic Society, la principale società scientifica di studi cinesi. Nel 1896 fece pubblicare a Londra, in inglese, The China-Japan war…, un reportage –firmato con lo pseudonimo Vladimir – sulla guerra sino-giapponese del 1894-1895, terminata con la disfatta dell’Impero cinese; in questo testo (tradotto in coreano nel 2009), Volpicelli faceva ricorso a fonti in cinese, in giapponese e in diverse lingue europee, riuscendo a offrire una presentazione assai completa degli eventi bellici.

In quegli anni si dedicò anche allo studio della fonologia classica cinese e ai metodi di ricostruzione dell’antico sistema fonologico e delle rime, impiegando, fra i primi, le pronunce dialettali quali strumento utile per la ricostruzione delle dizioni più antiche; a tali argomenti dedicò la monografia Chinese phonology…, apparsa a Shanghai nel 1896 – e nel 2003 tradotta integralmente in cinese – che Luo Changpei, il più insigne studioso cinese moderno di fonologia classica, considerò una delle prime opere scientifiche sulla fonologia antica cinese. Sempre a Shanghai, nel 1897 Volpicelli pubblicò un opuscolo (The silver question in China…) sulla circolazione dell’argento in Cina e sulle dinamiche delle sue fluttuazioni di valore. Dopo aver studiato il russo a Shanghai, il 3 luglio 1897 partì per un lungo viaggio in Russia, al termine del quale, nel 1899, pubblicò, sempre in inglese e ancora con lo pseudonimo Vladimir, un ponderoso volume (Russia on the Pacific and the Siberian railway) sulla Russia asiatica e sull’importanza che la costruzione della linea ferroviaria transiberiana aveva avuto per lo sviluppo della regione.

Probabilmente grazie alla notorietà delle sue pubblicazioni e ai frequenti viaggi in Italia, che gli permisero di mantenere intense relazioni a livello politico, finalmente, dopo 17 anni, il 1° aprile 1899, si dimise dalle Dogane cinesi – dove aveva nel frattempo raggiunto la posizione di funzionario di secondo grado (Er deng bangban) – per assumere un ruolo, da lui tanto agognato, nella diplomazia italiana, non senza aver pensato di adire alle vie legali contro Hart –che era, come già accennato, il direttore delle Dogane – per reclamare un’integrazione al trattamento economico ricevuto.

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Guido Amedeo Vitale, barone di Pontagio (si v. la voce su di lui in questo Dizionario), interprete di terza classe della legazione italiana a Pechino (e unanimemente celebrato per le sue competenze linguistiche), rimase sgomento nell’apprendere che il 15 febbraio 1899 Volpicelli era stato nominato direttamente interprete di prima classe presso la legazione di Pechino e subito dopo, con regio decreto del 16 febbraio, reggente del consolato di Hong Kong, carica che includeva la competenza anche sulla città di Canton e sulle provincie di Guangdong, Guangxi, Fujian e Yunnan. Vitale si scagliò contro le competenze di Volpicelli e chiese al ministero a Roma «di lasciargli almeno la soddisfazione di misurarsi col Volpicelli e di prendere parte ad una nobile lotta, in cui non la carriera percorsa né i servigi resi, ma il talento ed il sapere avrebbe deciso la scelta di chi dovesse essere il primo e chi il secondo interprete di cinese a Pechino» (Lettera Vitale di Pontagio, 10 aprile 1899, in Archivio del MAECI, posiz. IX-V2, f. 40).

A nulla valsero le proteste di Vitale, e Volpicelli (tornato nel frattempo in Italia) partì da Napoli il 5 aprile 1899 per trasferirsi a Hong Kong con il rango di console, non senza sollevare le critiche anche del commerciante italiano Ugo Nervegna, che aveva retto la sede come console onorario ed era stato poi al centro di un contenzioso per truffa.

Era un periodo tormentato per la Cina: infatti l’anno successivo giunse al culmine la rivolta xenofoba dei Boxer, e in giugno il quartiere delle legazioni straniere a Pechino fu posto sotto assedio. Poco prima, Volpicelli, grazie alle sue conoscenze cinesi, aveva avuto un incontro con il marchese Li Hongzhang, capo della diplomazia imperiale, di passaggio a Hong Kong e diretto a Canton; questi suggerì a Volpicelli che l’Italia aprisse un ufficio di stabile rappresentanza anche a Canton.

L’assedio delle legazioni terminò con il protocollo dei Boxer, firmato a Pechino il 7 settembre 1901, che imponeva alla Cina pesanti indennità e che, fra l’altro, concedeva all’Italia un terreno alla periferia della città costiera di Tientsin (odierna Tianjin), dove sarebbe sorta la prima concessione italiana in Cina.

Le attività svolte da Volpicelli durante la rivolta gli valsero il conferimento nel 1901 del grado di ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia. Nello stesso anno egli fece ritorno in Italia per via navale, con la doppia traversata del Pacifico e dell’Atlantico; rientrò a Hong Kong nel 1902.

Il 18 giugno 1902 viene nominato console generale a Hong Kong, con giurisdizione estesa anche alle città di Fuzhou e di Amoy.

Il 1° dicembre 1902 partì di nuovo per l’Italia. Durante il viaggio sostò ad Hanoi, dove partecipò al premier Congrès international des études d’Extrême-Orient, come uno dei delegati italiani (nominati dal Ministero della Pubblica Istruzione); al convegno presero parte per l’Italia anche Francesco Lorenzo Pullé (si v. la voce su di lui in questo Dizionario) e Lodovico Nocentini. In quell’occasione Volpicelli chiese al Segretario generale per l’Indo-Cina, Charles Edmond Hardouin (Lettera di Volpicelli al Ministro degli Affari Esteri del 6 gennaio 1903, ogg. Congresso Hanoi, in Archivio MAECI, posiz. IX-V2, f. 41) di perorare la sua richiesta di essere insignito della Legion d’Onore, per i servigi da lui resi durante la missione nel Tonchino nel 1885; per tutta risposta, fu insignito dell’Ordre du Dragon d’Annam, un’onorificenza di carattere ‘coloniale’ che restituì con sdegno (Relazione al Ministro degli Affari Esteri, del 22 dicembre 1907, in Archivio MAECI, posiz. IX-V2, f. 41). Nel 1907 avanzò nuovamente la sua richiesta al ministero delle Colonie di Parigi, e per questo ricevette un formale rimprovero dal nostro ministro degli Esteri, Tommaso Tittoni.

Nel 1903 venne nominato cavaliere dell’Ordine mauriziano e, pochi mesi dopo, commendatore dell’Ordine imperiale austriaco di Francesco Giuseppe (Kaiserlich-Österreichischer Franz-Joseph-Orden).

Nel 1904 accolse a Hong Kong i marinai russi che l’incrociatore italiano Elba aveva salvato il 9 febbraio nelle acque di Incheon in Corea, dopo che l’incrociatore russo Varyag si era autoaffondato per non arrendersi alla marina giapponese, al principio del conflitto russo-giapponese (1904-1905). Per questa iniziativa fu insignito dell’Ordine di San Stanislao (Order Świętego Stanisława), un’onorificenza polacca concessa dal governo dell’Impero russo.

All’inizio di dicembre del 1904 diede vita a un movimento per l’abolizione della tortura in Cina, per il quale ottenne il sostegno di diversi personaggi stranieri residenti a Hong Kong, fra cui Sir Henry Spencer Berkeley, procuratore generale (Attorney-General) della colonia britannica. Il 12 dicembre Volpicelli organizzò una riunione presso il consolato italiano, che venne presieduta da Luigi Amedeo di Savoia Aosta, duca degli Abruzzi, di passaggio a Hong Kong. Il movimento riuscì a ottenere l’attenzione delle autorità cinesi di Canton, anche grazie alla pubblicazione da parte di Volpicelli – a proprie spese e in circa 500 esemplari – di una versione in lingua cinese del XVI capitolo (Della tortura) dell’opera di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene (nell’edizione del 1766); il testo a stampa conteneva anche una breve prefazione di Volpicelli, datata gennaio 1905, sull’importanza dell’opera di Beccaria e sulla storia della sua enorme diffusione in Europa, diventando così il primo testo in cinese dedicato al famoso giurista italiano.

Il 6 ottobre 1905 – in seguito alle pressioni del deputato Michele Torraca, membro del Consiglio di Stato (si v. la voce su di lui in questo Dizionario), e nonostante le perplessità avanzate dal ministero degli Esteri – venne insignito del titolo di commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, anche in considerazione della sua azione per l’abolizione della tortura in Cina e della sua proposta di creare un sistema radiotelegrafico marconi fra l’isola di Hainan e la provincia del Guangdong.

Nel 1906 fu nominato console italiano anche della sede di Macao; in agosto si recò in Italia. In quegli anni fornì assistenza alle attività in Cina dei nostri imprenditori, come l’industriale milanese Adolfo Ghella, che nel 1907 fece scavare da minatori italiani il tunnel sotto la Beacon Hill, il principale tra i cinque tunnel costruiti lungo la linea ferroviaria (di proprietà britannica) fra Hong Kong e Canton. Nella primavera del 1911 rientrò in Italia tramite la ferrovia transiberiana, passando prima per Shanghai. Tornò a Hong Kong poco prima dello scoppio della Grande Guerra (luglio del 1914). In seguito, sembra sia stato accusato di simpatie filotedesche – e poi anche di attività di spionaggio a favore della Germania – dal governatore britannico di Hong Kong, Sir Francis Henry May, che ne avrebbe chiesto il rientro (su questo tema non sono ancora disponibili dati certi). Comunque sia, subito dopo la fine della guerra il Ministero degli Esteri italiano decise di trasferire Volpicelli prima a Canton e poi a Roma (Telegramma del 21 novembre, in Archivio del MAECI, posiz. IX-V2, f. 41), non senza però averlo proposto come insegnante di lingua cinese presso l’Istituto Orientale di Napoli (dove risulta registrato come professore incaricato per gli anni 1918-1919 ma dove non prese mai servizio).

Il 14 febbraio 1919 Volpicelli tenne a Canton una conferenza su Dante e Beatrice. Il 18 giugno di quell’anno lasciò definitivamente la sede di Canton; fece allora ‘perdere le sue tracce’ al ministero, perché, senza comunicare a Roma i suoi movimenti, compì una sorta di lungo pellegrinaggio di addio alla Cina, visitando templi e montagne. All’inizio del 1920 si trovava a Shanghai, dove ricevette una lettera in lingua inglese datata 25 gennaio, in cui Sun Zhongshan – primo presidente (1911-1912) della Repubblica di Cina, noto in Occidente come Sun Yat-sen – esprimeva il proprio apprezzamento per il servizio svolto da Volpicelli come console a Canton. Il 3 febbraio Volpicelli lasciò finalmente la Cina, partendo da Shanghai per Nagasaki; sostò per diverse settimane in Giappone, dove visitò i luoghi sacri del buddismo. Il 3 marzo il ministero dovette addirittura scrivere alla moglie di Volpicelli per averne notizie, ma pochi giorni dopo l’ambasciata italiana a Tokyo comunicò a Roma che questi si trovava a Kyoto. Passando per gli Stati Uniti, Volpicelli rientrò finalmente in Italia; a Roma si recò a salutare la moglie Iside, inferma. Il 3 giugno 1920 venne collocato in aspettativa dal ministero, e dal 1° maggio 1921 messo a disposizione. Durante l’estate del 1921 fu in servizio presso l’Istituto Orientale di Napoli, ma, insoddisfatto della sua posizione di insegnante, tentò di farsi affidare un altro incarico all’estero, finché nel luglio del 1922, con il pretesto di occuparsi della spedizione dei propri effetti personali, ripartì per Canton e Hong Kong (Lettera al Ministro degli Affari Esteri, del 7 febbraio 1922, in Archivio del MAECI, posiz. IX-V2, f. 41).

Trascorse gli ultimi decenni della vita viaggiando incessantemente attraverso i continenti.

Sia nel 1923, che nel 1924 trascorse un mese a Mosca, pubblicando poi su un quotidiano cinese un articolo in cui manifestava simpatie filobolsceviche (The China Press, 31 gennaio 1926). Nel 1924 una sua sorella, Isidora, scrisse al Ministero degli Esteri per avere notizie su di lui, avendone perso le tracce dal 1922 (Lettera 24 febbraio 1924, in Archivio del MAECI, posiz. IX-V2, f. 41).

Nel gennaio 1926 Volpicelli passò per Shanghai, diretto a Macao.  In Cina, alla fine degli anni Venti prese contatto con importanti personaggi della cultura. Per esempio, il 12 luglio 1928 incontrò Hu Shi – poeta, filosofo, storico e critico letterario che stava rinnovando radicalmente la lingua scritta cinese – al quale mostrò la sua monografia del 1896 sulla fonologia classica cinese, la sua traduzione di Beccaria del 1905 e la lettera di Sun Yat-sen del 1920. Il 23 e 24 aprile 1929 incontrò il monaco Zhejiang Taixu – grande riformatore del buddismo cinese, noto come Taixu – il quale descrisse Volpicelli nel suo diario come «una persona assai eccentrica e particolare» (Taixu dashi quanshu [Opere complete del grande maestro Taixu], XXXI, 2005, p. 353).

Al principio del 1930 Volpicelli si trovava in Messico, dove si interessò alle vicende politiche di quel Paese, con l’intenzione di dedicare un libro a questo tema. Lì scrisse un memoriale, datato 20 marzo, nel quale chiedeva al ministero degli Esteri riparazione per essere stato mal giudicato dal governatore britannico di Hong Kong e perché veniva costantemente spiato dal governo britannico; pur essendo ormai in pensione, chiedeva quindi di essere nominato ambasciatore italiano a Mosca per sei mesi, così da poter andare definitivamente in pensione con il trattamento proprio di tale rango (Lettera del Regio Ministro d’Italia in Messico, Comm. Gino Macchioro Vivalba, del 29 marzo 1930, in Archivio del MAECI, posiz. IX-V2, f. 41).

Soggiornò poi negli Stati Uniti, facendo perdere di nuovo le proprie tracce. Lo ritroviamo in seguito in Giappone, dove sembra aver trascorso la maggior parte dei suoi ultimi anni e dove morì, a Nagasaki, il 19 novembre 1936. La sua tomba nel cimitero degli stranieri venne distrutta dalla deflagrazione della bomba atomica statunitense del 9 agosto 1945, ma durante gli anni Cinquanta la sua lapide venne ripristinata, grazie all’intervento di un anonimo benefattore cinese, cosicché perfino le sue spoglie mortali, come gran parte della sua vita, restano circondate da un alone di mistero.