(di Francesca Romana Riello) Il cervello oltre il movimento: a Verona la neuroriabilitazione cambia approccio: memoria, attenzione e percezione diventano parte della cura.

Recuperare una mano che non riesce più ad afferrare un bicchiere non significa soltanto rinforzare i muscoli. A volte quella mano non riesce più a orientarsi nello spazio o a coordinare correttamente il gesto. È qui che la neuroriabilitazione moderna interviene: non più soltanto fisioterapia dopo un danno neurologico, ma un lavoro molto più ampio sulle funzioni che permettono a una persona di tornare autonoma.

Da oggi al 12 maggio Verona ospiterà il XXV Congresso nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica, intitolato “Brain and Body Together Again: il futuro della neuroriabilitazione”. In città arriveranno specialisti, ricercatori, terapisti e ingegneri per discutere delle nuove frontiere nella cura di ictus, Parkinson, sclerosi multipla, trauma cranico e malattie neurodegenerative.

L’idea che attraversa il congresso è che il recupero neurologico non riguardi soltanto il movimento. Attenzione, memoria, percezione corporea, capacità di orientarsi nello spazio: sono spesso questi aspetti, invisibili a un primo sguardo, a determinare quanto una persona riesca davvero a essere autonoma nella vita quotidiana.

All’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona questo approccio viene sviluppato da anni attraverso l’Uoc Neuroriabilitazione diretta dal professor Nicola Smania, oggi tra i poli italiani più avanzati del settore.

ll cervello oltre il movimento

Quando il cervello perde il dialogo con il corpo

Per molto tempo la riabilitazione neurologica si è concentrata soprattutto sul deficit motorio: il paziente che non cammina, il braccio che non si muove, la rigidità muscolare. Le neuroscienze hanno mostrato che il problema è molto più complesso.

Dietro un gesto apparentemente semplice si nasconde una catena di funzioni cerebrali. Per afferrare un bicchiere servono capacità visive, integrazione sensoriale, percezione dello spazio, attenzione, pianificazione del movimento. Se uno solo di questi passaggi si interrompe, il gesto può diventare difficile o impossibile.

È uno dei temi centrali del congresso veronese, presieduto dal professor Alessandro Picelli dell’Uoc Neuroriabilitazione dell’Aoui. Tra gli interventi anche quello della psicologa Valentina Varalta, esperta in riabilitazione cognitiva.

Una persona colpita da ictus può avere forza sufficiente per muovere un arto ma non riuscire comunque a usarlo nella vita quotidiana. Non per un problema muscolare, ma perché il cervello fatica a elaborare le informazioni necessarie per organizzare l’azione.

Il cervello oltre il movimento

«Per molto tempo la riabilitazione neurologica è stata vista prevalentemente come un insieme di tecniche rivolte al recupero del movimento dopo un danno cerebrale o midollare, spiega il professor Nicola Smania . Oggi invece le neuroscienze hanno dimostrato che il movimento umano è il risultato dell’interazione continua tra sistemi motori, sensoriali, cognitivi ed emotivi».

Cambia di conseguenza anche il modo di costruire i percorsi terapeutici. La riabilitazione cognitiva non riguarda soltanto memoria e linguaggio, ma coinvolge attenzione, orientamento spaziale, capacità decisionali, pianificazione e percezione corporea.

In parallelo si è evoluto il trattamento della spasticità, una delle conseguenze neurologiche più invalidanti dopo ictus, trauma cranico, sclerosi multipla o lesioni midollari. La rigidità muscolare può compromettere postura, movimento e autonomia, causando dolore e difficoltà nella vita quotidiana.

Verona ha sviluppato in questo ambito percorsi multidisciplinari che integrano tossina botulinica, tecniche ecoguidate, fisioterapia specialistica, riabilitazione intensiva e sistemi robotici. Un lavoro costruito attraverso la collaborazione tra Azienda ospedaliera e Università di Verona.

ll cervello oltre il movimento

Realtà virtuale e IA dentro la riabilitazione

Nel reparto entrano sempre più spesso strumenti che fino a pochi anni fa appartenevano alla ricerca sperimentale. Robotica, realtà virtuale, sensori di movimento e intelligenza artificiale stanno cambiando il modo di seguire i pazienti neurologici: permettono di misurare meglio i deficit, personalizzare gli esercizi e monitorare il recupero nel tempo con una precisione che prima non era possibile.

La realtà virtuale consente di ricreare ambienti immersivi in cui il paziente allena equilibrio, attenzione e orientamento spaziale in situazioni vicine alla vita reale. L’intelligenza artificiale viene invece utilizzata per analizzare dati clinici e individuare percorsi riabilitativi personalizzati. Anche la teleriabilitazione sta assumendo un ruolo crescente: alcuni programmi permettono ai pazienti di continuare parte del trattamento da casa, mantenendo il collegamento con il centro specialistico.

Tra gli ambiti emergenti c’è la neuro-oncologia riabilitativa. I progressi della neurochirurgia e delle terapie oncologiche consentono oggi a molti pazienti con tumori cerebrali di sopravvivere più a lungo, e questo rende necessario costruire percorsi specialistici per affrontare problemi di linguaggio, equilibrio, deglutizione e funzioni cognitive. Verona sta sviluppando anche in questo settore un modello che mette insieme neuroriabilitazione, neuropsicologia, fisioterapia, logopedia e competenze oncologiche.

Il congresso si chiude il 12 maggio. I lavori continuano nei reparti.

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