Una città senza negozi diventa preda del degrado
(Simone Vesentini*) “Le città hanno la capacità di offrire qualcosa a tutti soltanto perché e soltanto quando sono create da tutti.” Lo scriveva Jane Jacobs, una delle più grandi studiose della vita urbana contemporanea. Ed è difficile trovare parole migliori per raccontare il senso della proposta di legge di iniziativa popolare contro la desertificazione commerciale che verrà depositata oggi 18 maggio 2026, presso la Corte di Cassazione, promossa da Confesercenti.
Perché quando chiude un negozio non perdiamo soltanto un’attività economica ma una luce accesa, un volto conosciuto ed un presidio sociale. I numeri ormai parlano chiaro: secondo le ultime analisi di Confesercenti, tra il 2011 e il 2025 in Italia sono scomparsi oltre 103mila negozi di vicinato. Nel solo 2024 hanno chiuso più di 61mila attività commerciali, a fronte di appena 23mila nuove aperture.
La proposta parte quindi da un principio fondamentale: il commercio di prossimità non è soltanto economia privata. Bar, ristoranti, botteghe storiche e piccoli negozi sono infrastrutture sociali che tengono vivi quartieri e centri storici.
Dal punto di vista normativo, il progetto punta a dare a Comuni e Regioni nuovi strumenti per intervenire nelle aree più colpite dalle chiusure: riconoscimento delle aree in desertificazione commerciale, piani di rigenerazione urbana, incentivi per le attività di vicinato, tutela delle botteghe storiche e misure contro locali sfitti e degrado urbano.
L’iter previsto dalla Costituzione prevede ora il deposito in Cassazione, la raccolta firme e poi il passaggio parlamentare.
Attenzione, la legge potrà offrire strumenti e possibilità, starà poi alla sensibilità delle amministrazioni locali decidere se usarli. Sarà quindi in capo ai sindaci e ai Comuni scegliere se credere nel valore del commercio di prossimità come elemento fondamentale della qualità urbana..o meno.
Perché una città senza negozi e senza pubblici esercizi diventa inesorabilmente più fragile, meno sicura e più anonima.
Difendere una bottega storica o un negozio di quartiere significa scegliere che tipo di città vogliamo lasciare ai nostri figli: spazi impersonali da attraversare oppure ancora capace di creare incontri, relazioni e comunità.
* Presidente Fiepet Confesercenti Verona
