Una conferenza con ascolti storici, una pubblicazione dedicata, un’esposizione per tutta la durata del Festival e una serata commemorativa: Fondazione Arena di Verona rende omaggio a Giovanni Zenatello nel 150° anniversario della nascita, ricordando la figura del tenore veronese, impresario e tra i principali artefici della nascita del Festival lirico areniano.

Zenatello, il visionario che fece nascere l’Opera in Arena

Nato a Verona il 22 febbraio 1876, Giovanni Zenatello è ricordato come tenore di fama internazionale e soprattutto come l’uomo che intuì per primo il potenziale scenico dell’anfiteatro romano.

Fu lui, infatti, a promuovere il 10 agosto 1913 la prima rappresentazione dell’“Aida” in Arena, in occasione del centenario verdiano, coinvolgendo artisti e musicisti come Rovato, Cusinati e Serafin. Un evento che segnò l’inizio del Festival lirico areniano, oggi una delle realtà operistiche più importanti al mondo.

Zenatello fu anche artista innovativo: tra i primi interpreti a incidere la propria voce su disco, collaborò con grandi compositori come Puccini e fu scopritore di talenti destinati a lasciare un segno nella storia della lirica, tra cui Fleta, Lily Pons e la giovane Maria Callas, che debuttò a livello internazionale proprio grazie a un’audizione organizzata da Zenatello.

Il 150° anniversario ha assunto un valore simbolico particolare: il 22 febbraio 2026, giorno della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici Invernali ospitata proprio in Arena, è stato ricordato anche come data di nascita del tenore, riportando la sua figura all’attenzione di un pubblico televisivo globale.

Le iniziative di Fondazione Arena

Per celebrare l’anniversario, Fondazione Arena ha organizzato un articolato programma di eventi.

Tra i primi appuntamenti, la conferenza di presentazione in Sala Maffeiana, aperta al pubblico e introdotta da Marta Ugolini, assessora alla Cultura del Comune di Verona, dalla sovrintendente Cecilia Gasdia, dal pronipote del tenore Giovanni Zenatello e dal bibliotecario conservatore dell’Accademia Filarmonica di Verona Michele Magnabosco.

A seguire, il critico e docente Davide Annachini ha guidato una conferenza musicologica con ascolti di rare incisioni storiche, ricostruendo la vocalità del tenore e il suo ruolo innovativo nel panorama operistico del Novecento.

Il libro “Grazie Zenatello”

Tra le iniziative editoriali spicca la pubblicazione “Grazie Zenatello”, curata dallo stesso Annachini e realizzata da Fondazione Arena in collaborazione con la famiglia Zenatello.

Il volume, di circa 200 pagine, ripropone la biografia scritta nel 1976 dalla figlia Nina Zenatello Consolaro, arricchita da note critiche e contestualizzazioni storiche che aggiornano e approfondiscono il racconto originale. Il libro include inoltre un saggio introduttivo e un apparato iconografico con circa 50 fotografie d’epoca, molte delle quali inedite.

La pubblicazione sarà distribuita gratuitamente in autunno a biblioteche, scuole secondarie, accademie e università della città e della provincia.

Durante il 103° Arena di Verona Opera Festival, sarà esposta per la prima volta al pubblico la storica spada bronzea realizzata nel 1913 per le prime recite di “Aida”, custodita dall’Accademia Filarmonica di Verona.

L’oggetto sarà collocato nell’arcovolo 1 dell’Arena, accanto alla targa dei fondatori del Festival, all’interno di una teca realizzata dai laboratori areniani.

Inoltre, la recita di “Aida” del 2 luglio 2026, la numero 780 dalla prima storica del 1913, sarà ufficialmente dedicata a Giovanni Zenatello con un momento commemorativo prima dello spettacolo.

Nel corso della presentazione, l’assessora Marta Ugolini ha ricordato Zenatello come “un imprenditore culturale capace di unire visione e coraggio, contribuendo a rendere l’opera un patrimonio popolare e identitario della città”.

La sovrintendente Cecilia Gasdia ha sottolineato il valore della sua eredità artistica e organizzativa, evidenziando come il suo contributo vada oltre il 1913 e includa anche la scoperta di numerosi talenti internazionali.

Per il pronipote del tenore, l’iniziativa rappresenta un momento di forte emozione e riconoscenza verso una figura che ha segnato profondamente la storia culturale di Verona.

A chiudere il percorso celebrativo, le parole di Davide Annachini hanno restituito il ritratto di un artista moderno e instancabile: un tenore “antidivo”, capace di reinventarsi continuamente tra palcoscenico, registrazioni e attività manageriale.

Un’eredità che, a oltre un secolo di distanza, continua a identificare l’Arena di Verona come uno dei luoghi simbolo dell’opera nel mondo.