(di Francesca Romana Riello) Divise DPI, la UIL FP: “Non paghino i lavoratori”: il sindacato chiede ai Comuni di garantire lavaggio e sanificazione delle uniformi: “È un obbligo previsto dalla legge”

Operai comunali e agenti della Polizia locale che lavano le proprie divise a casa. A proprie spese, nel proprio tempo. È questo lo scenario che la UIL FP di Verona ha deciso di portare al centro del confronto con le amministrazioni locali, sostenendo che si tratti di una violazione precisa degli obblighi datoriali in materia di sicurezza sul lavoro.

Il segretario generale Marco Bognin ha diffuso ieri un comunicato in cui definisce la questione una “battaglia di civiltà”. Il punto di partenza è uno: se le divise sono classificate come Dispositivi di Protezione Individuale, la loro gestione non può ricadere sui dipendenti. Né economicamente né materialmente.

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Marco Bognin

Sicurezza sul lavoro e obblighi del datore

Il sindacato non inquadra il problema come una questione organizzativa, ma normativa. La UIL FP richiama il decreto legislativo 81 del 2008 sulla sicurezza sul lavoro, l’articolo 2087 del Codice civile e diverse sentenze della Corte di Cassazione. Il principio che ne emerge, secondo l’organizzazione, è netto: i DPI devono essere mantenuti in condizioni di efficienza, igiene e sicurezza dal datore di lavoro.

Il lavaggio delle divise a casa propria, quindi, non sarebbe una semplice consuetudine ma un onere impropriamente scaricato sul lavoratore.

Il tema riguarda soprattutto le categorie esposte ogni giorno a sporco, agenti contaminanti, cantieri stradali e interventi in emergenza. Situazioni in cui l’abbigliamento tecnico assorbe non solo polvere e grasso, ma anche potenziali rischi biologici che, secondo il sindacato, non dovrebbero oltrepassare la soglia di casa.

Bognin insiste anche su un aspetto economico spesso lasciato sullo sfondo: i costi di un sistema organizzato di ritiro, lavaggio e sanificazione professionale non andrebbero a incidere sui fondi destinati ai dipendenti né sul salario accessorio, ma rientrerebbero tra gli obblighi diretti dell’ente nell’ambito della tutela della salute nei luoghi di lavoro.

Divise DPI, la UIL FP: “Non paghino i lavoratori”

Divise da lavoro e sicurezza, il confronto si allarga

Nel comunicato la UIL FP allarga il ragionamento oltre il semplice tema del decoro o dell’immagine del personale. Gli scenari citati sono quelli ordinari dei servizi comunali: manutenzioni stradali, cantieri, controlli viabilistici, gestione delle emergenze. Attività che espongono operatori e agenti a sostanze e contaminanti che richiedono standard igienici precisi.

Il sindacato parla di un diritto “troppo spesso ignorato” e annuncia che continuerà a sostenere la richiesta nei confronti delle amministrazioni del territorio veronese, con l’obiettivo di ottenere procedure uniformi e riconoscimenti chiari all’interno degli enti locali.

Negli ultimi anni il tema è riemerso con maggiore frequenza anche in altre realtà pubbliche, soprattutto dopo l’attenzione crescente alla sicurezza sanitaria e alla gestione dell’abbigliamento tecnico utilizzato durante il servizio.

Divise DPI tra norme e tutela sanitaria

Nel passaggio conclusivo del documento la UIL FP amplia ulteriormente il perimetro della questione, collegandolo anche alla tutela delle famiglie dei lavoratori.

Per il sindacato il punto resta semplice: una divisa che serve a proteggere durante il lavoro non può trasformarsi, una volta rientrati a casa, in un costo o in una responsabilità privata del dipendente.

Divise DPI, la UIL FP: “Non paghino i lavoratori”