(di Francesca Romana Riello) Cento itinerari selezionati tra migliaia di possibilità. Ma soprattutto una domanda che attraversa oggi il mondo dell’arrampicata: quanto conta ancora la cultura della montagna in un’epoca in cui le informazioni viaggiano sui social e le decisioni vengono spesso prese davanti allo schermo di uno smartphone?
È partita da qui la serata organizzata da APS Arrampicata Verona al King Rock palestra di arrampicata a Verona nell’ambito del progetto sostenuto dalla Fondazione Cariverona: ospite Maurizio Oviglia, uno degli autori più conosciuti dell’arrampicata italiana, che ha presentato la sua nuova guida dedicata alle cento più belle vie multipitch sportive della Sardegna.
L’incontro fa parte percorso VERTI-GO- Valori, Educazione, Rock, Territorio, Inclusione , Giochi Olimpici. Il presidente Andrea Tosi ha ricordato come l’associazione APS Arrampicata Verona sia nata grazie a un bando olimpico della Fondazione Cariverona, abbia coinvolto circa duemila studenti, permesso la chiodatura di ottanta itinerari sul territorio e dato vita a dieci appuntamenti culturali dedicati alla montagna.
Prima ancora del libro, però, la serata è stata un viaggio dentro quarant’anni di evoluzione dell’arrampicata.

Da Pietra di Luna alle nuove guide
Oviglia ha ripercorso la propria storia professionale. Dall’esperienza in tipografia alla scelta di lavorare come freelance a partire dal 1993, fino all’attività di editore indipendente avviata negli ultimi anni.
Un percorso che coincide con una parte importante della storia dell’arrampicata italiana.
Le sue guide dedicate alla Sardegna hanno contribuito a trasformare l’isola in una delle mete più conosciute dagli arrampicatori europei. Negli anni Novanta opere come Pietra di Luna hanno introdotto un modo nuovo di raccontare le pareti: non semplici elenchi di itinerari, ma libri capaci di mescolare informazioni tecniche, fotografie, cronologie e racconti.
Un approccio che oggi sembra quasi scontato ma che allora rappresentava una novità.
Secondo Oviglia, proprio la diffusione delle informazioni ha cambiato profondamente il rapporto tra gli arrampicatori e la montagna. Se un tempo le notizie passavano attraverso riviste specializzate e guide cartacee, oggi gran parte della comunicazione avviene online.
Da qui l’idea di una selezione ragionata.
Non una guida enciclopedica ma una raccolta di itinerari scelti personalmente dall’autore.

Sardegna verticale, centinaia di vie e una domanda
La nuova pubblicazione si concentra esclusivamente sulle vie multipitch sportive della Sardegna, cioè itinerari completamente attrezzati a spit che si sviluppano per più lunghezze di corda.
Ogni percorso occupa due pagine e viene raccontato attraverso fotografie, tracciati grafici e relazioni scritte.
Una scelta tutt’altro che casuale.
Oviglia ha spiegato di aver voluto recuperare il linguaggio classico delle relazioni alpinistiche, convinto che rappresenti ancora uno strumento utile per trasmettere esperienza e cultura alle nuove generazioni.
La guida introduce inoltre un sistema di classificazione immediato basato sui colori. Verde per le vie più facili, blu per quelle di livello intermedio, rosso per gli itinerari più impegnativi e nero per quelli riservati agli arrampicatori più forti.
Accanto alle difficoltà trovano spazio dati spesso assenti in altre pubblicazioni: lunghezza, numero dei tiri, tempi di avvicinamento, modalità di discesa, grado obbligatorio, livello di impegno, qualità della chiodatura e materiali utilizzati.
Particolare attenzione è stata dedicata allo stato delle richiodature.
Nelle zone marine, infatti, la corrosione provocata dalla salsedine può incidere significativamente sulla durata delle attrezzature e sulla sicurezza degli itinerari.
Un tema che per Oviglia merita di essere affrontato con chiarezza e trasparenza.
Tra gli aspetti che hanno suscitato maggiore interesse anche una riflessione sull’evoluzione dei praticanti.
Se da un lato il numero degli arrampicatori continua a crescere, dall’altro aumenta la richiesta di itinerari accessibili, soprattutto attorno al quinto grado di difficoltà.
Una tendenza che ha influenzato anche la selezione delle vie inserite nel volume.

Dal Supramonte a Gorropu
La seconda parte della serata è stata dedicata ai luoghi.
Attraverso fotografie, aneddoti e tracciati Oviglia ha accompagnato il pubblico tra alcune delle pareti più spettacolari della Sardegna.
Dalla Gallura con la via Pocahontas sul Monte Pulchiana fino alle zone granitiche di Onifai, passando per Cala Gonone e la celebre Zanahoria, uno degli itinerari più frequentati dell’isola.
Ampio spazio è stato riservato al Supramonte, che l’autore considera la zona più affascinante per le vie lunghe.
Sono stati presentati itinerari su Punta Cusidore, Monte Oddeu, Punta Giradili e Aguglia di Goloritzé, simbolo dell’arrampicata sarda e meta ambita da generazioni di climber.
Tra i racconti più significativi quello legato a Oceano Mare, aperta nella gola di Gorropu.
Con i suoi diciotto tiri rappresenta la via sportiva a spit più lunga della Sardegna ed è il risultato di un lavoro sviluppato nell’arco di circa vent’anni.
Il viaggio è poi proseguito verso Ulassai, i Sette Fratelli e l’Iglesiente, aree che negli ultimi anni stanno attirando sempre più attenzione grazie all’apertura di nuovi itinerari e alla valorizzazione di pareti fino a poco tempo fa poco frequentate.
In chiusura Oviglia ha riportato il discorso al tema centrale della serata: la sicurezza.
Nessuna guida, per quanto dettagliata, può sostituire la capacità di valutazione personale.
Conoscere lo stato di una via, verificare l’attrezzatura e comprendere il contesto rimangono responsabilità dell’arrampicatore.
Perché la montagna può essere descritta, raccontata e fotografata. Ma una parte della decisione finale resta sempre nelle mani di chi sceglie di partire.

