(di Francesca Romana Riello). Amazzonia a tavola: un progetto nato a Verona: nelle prossime settimane una delegazione veronese raggiungerà il villaggio di Ipiak, nel cuore dell’Amazzonia ecuadoriana, per avviare una ricerca sul campo insieme alle comunità indigene Shuar e Achuar. Un viaggio che parte da Verona e arriva in una delle aree più remote del Sud America, dove il rapporto tra alimentazione, ambiente e tradizioni continua a essere parte della vita quotidiana.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Medici per la Pace e il Museo di Storia Naturale di Verona e si concentra sull’alimentazione tradizionale delle popolazioni che vivono nella foresta al confine tra Ecuador e Perù.
L’iniziativa rientra nel programma internazionale “Mujer Campesina”, dedicato alla sicurezza alimentare delle donne contadine indigene della provincia di Morona Santiago.
«Tra gli obiettivi vi sono l’empowerment femminile, la formazione in tema di agricoltura sostenibile e resiliente al cambiamento climatico e il recupero delle conoscenze tradizionali delle comunità indigene, che vivono da sempre una condizione di forte emarginazione sociale ed economica», spiega Fabrizio Brescia, presidente di Medici per la Pace.
L’associazione veronese opera dal 2002 in diversi Paesi del mondo attraverso progetti di cooperazione sanitaria e sociale. In Ecuador lavora con realtà locali che seguono da vicino le comunità coinvolte nel progetto.
Quella prevista nelle prossime settimane sarà una prima missione esplorativa, servirà a creare i contatti necessari per avviare la ricerca e a raccogliere le prime informazioni direttamente sul territorio.
I ricercatori trascorreranno alcuni giorni nella foresta amazzonica, confrontandosi con le famiglie e con i rappresentanti delle comunità locali.
Da questo primo viaggio prenderà forma un lavoro destinato a proseguire nei prossimi due anni.

Amazzonia a tavola
Uno degli aspetti più particolari dello studio riguarda l’entomofagia, cioè il consumo di insetti a scopo alimentare.
Un tema che in Europa suscita spesso curiosità, ma che nelle comunità amazzoniche fa parte della tradizione.
Insetti, larve, piante spontanee e altri organismi presenti nella foresta vengono utilizzati da generazioni e rappresentano ancora oggi una risorsa importante per l’alimentazione locale.
Per approfondire questi aspetti è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra Medici per la Pace e il Museo di Storia Naturale.
«L’obiettivo è sviluppare una ricerca sull’utilizzo alimentare di piante, insetti e altri invertebrati endemici dell’Amazzonia da parte delle comunità Shuar e Achuar», spiega Leonardo Latella, responsabile dell’Ufficio Collezioni Naturalistiche del Museo.
Il lavoro non si limiterà a individuare le specie consumate.
I ricercatori cercheranno di capire quando vengono raccolte, come vengono preparate, in quali occasioni vengono utilizzate e quale ruolo hanno nell’alimentazione delle famiglie.
Saranno raccolte informazioni anche sul valore nutrizionale di queste risorse e sul loro legame con gli equilibri naturali della foresta.
Una parte importante della ricerca passerà attraverso il racconto diretto delle persone che vivono sul territorio.
Molte conoscenze, infatti, non sono conservate in libri o archivi ma vengono tramandate oralmente all’interno delle comunità.
I saperi della foresta
Al progetto partecipano anche la Escuela Superior Politécnica dell’Università di Chimborazo e la Fundación Atasim, partner ecuadoriani che collaboreranno alle attività di ricerca e ai rapporti con le comunità locali.
L’obiettivo è costruire uno studio che tenga insieme aspetti scientifici, alimentari e culturali.
Nel corso delle missioni saranno identificati e documentati insetti, piante e altre specie utilizzate a scopo alimentare, cercando di ricostruire il contesto in cui vengono raccolte e consumate.
Per i ricercatori sarà anche un’occasione per osservare da vicino il rapporto che queste popolazioni mantengono con l’ambiente in cui vivono.
Un rapporto che nel tempo ha prodotto conoscenze molto dettagliate sulla foresta e sulle sue risorse.
La ricerca proverà a mettere insieme queste conoscenze con gli strumenti della scienza, senza perdere di vista il contesto in cui sono nate.
La prima missione servirà soprattutto ad ascoltare e osservare.
Le successive permetteranno di approfondire il lavoro sul campo, raccogliere campioni e documentare pratiche alimentari che fuori dall’Amazzonia sono ancora poco conosciute.
Da quel percorso potrebbe emergere un quadro più preciso non solo delle abitudini alimentari delle comunità Shuar e Achuar, ma anche del legame che continua a unire queste popolazioni alla foresta in cui vivono da generazioni.

