(di Francesca Romana Riello) Salute mentale, la lezione parte dall’esperienza:non è una terapia e non è un corso universitario. A Verona è nato il Recovery College, un percorso aperto a chi vuole confrontarsi sui temi della salute mentale partendo dalle proprie esperienze.
L’iniziativa è nata all’interno della Psichiatria B dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, diretta da Corrado Barbui, e coinvolge l’ospedale, il Comune, l’Università di Verona, associazioni e realtà del Terzo settore.
Gli incontri si svolgono una volta al mese nella sala civica della Quinta Circoscrizione, a Borgo Roma. Attorno allo stesso tavolo siedono utenti dei servizi psichiatrici, familiari, operatori sanitari e cittadini. Non ci sono selezioni né percorsi obbligatori.
Salute mentale, la lezione parte dall’esperienza
La parola recovery non coincide necessariamente con la guarigione. Il punto non è l’assenza completa dei sintomi, ma la possibilità di costruire una vita soddisfacente nonostante una fragilità possa continuare a essere presente.
Si parla di autonomia, relazioni, lavoro, partecipazione alla vita della comunità. Temi concreti che riguardano la quotidianità delle persone e che vengono affrontati partendo dalle esperienze vissute.
L’approccio è già diffuso in diversi Paesi europei, mentre in Italia resta ancora poco conosciuto al di fuori degli ambienti specialistici.
Nel corso del primo anno gli incontri hanno affrontato il significato stesso della recovery, la gestione delle terapie farmacologiche e il peso dello stigma. Questioni che spesso rimangono chiuse negli ambulatori o nelle famiglie e che qui diventano occasione di confronto.

Nuovi incontri nei prossimi mesi
«Con il Recovery College vogliamo creare un luogo in cui le persone possano incontrarsi da pari, condividere esperienze e imparare reciprocamente», spiega Corrado Barbui. «L’ampia partecipazione agli incontri conferma quanto sia importante offrire occasioni di confronto aperto sui temi della salute mentale».
Mariaelena Bertani, psicologa clinica e referente del progetto, sottolinea come il valore dell’iniziativa stia anche nell’incontro tra persone che normalmente si trovano in ruoli diversi.
«In uno spazio di dialogo tra utenti, familiari, professionisti e cittadini, l’esperienza personale diventa una risorsa condivisa che contribuisce a ridurre lo stigma», osserva.
Dopo il primo anno di attività il programma proseguirà con appuntamenti dedicati alla mindfulness e alla figura dell’amministratore di sostegno. Gli incontri continueranno nella sala civica di Borgo Roma, mantenendo la stessa formula: confronto aperto e partecipazione libera.
