Perché a scuola il tempo non passa per tutti allo stesso modo

(David Benedetti*) C’è qualcosa di profondamente misterioso nella scuola. Qualcosa che sfugge alle leggi della natura e che meriterebbe uno studio approfondito da parte di scienziati, filosofi e autori di film horror.

Ogni settembre entrano ragazzi di 14 o 19 anni, a seconda delle classi. Hanno facce acerbe, occhi pieni di sonno, zaini enormi e quell’aria un po’ smarrita di chi non sa ancora bene cosa lo aspetta. Poi passano gli anni. Li osserviamo crescere, cambiare, maturare. Le loro voci diventano più sicure, i loro pensieri più profondi, i loro sogni più definiti. E quando arrivano al traguardo, all’esame finale, escono ancora giovani. Anzi, spesso più belli di quando erano entrati.

Noi insegnanti, invece, no. Noi restiamo lì. Anno dopo anno. Classe dopo classe. Generazione dopo generazione.

Gli studenti se ne vanno con la freschezza dei loro vent’anni appena conquistati. Noi li salutiamo con qualche capello bianco in più, qualche ruga più marcata e una crescente familiarità con gli antidolorifici per la cervicale.

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È una sorta di paradosso temporale. Gli studenti attraversano la scuola come viaggiatori che ricevono in dono crescita, energia e futuro. Gli insegnanti, invece, sembrano assorbire il peso del tempo per conto loro. Come in quei film o romanzi in cui qualcuno paga il prezzo dell’eterna giovinezza altrui.

Per questo, a volte, la scuola ricorda davvero un film horror. Non per le interrogazioni a sorpresa o per i registri elettronici che smettono di funzionare nei momenti peggiori. Ma per questa inquietante dinamica: ogni anno arrivano volti nuovi e giovani, mentre quelli che li accolgono diventano progressivamente più vecchi.

Eppure c’è un dettaglio che rende questa storia meno spaventosa e molto più bella.

Gli studenti portano con sé un pezzo del loro tempo. Le loro parole, le loro domande, le loro passioni e perfino le loro mode ci costringono a non diventare reperti archeologici. Ci tengono in contatto con il presente. Ci ricordano continuamente che il mondo cambia e che vale la pena provare a capirlo.

Forse è questo il segreto. Gli insegnanti invecchiano nel corpo, è vero. Ma grazie agli studenti conservano qualcosa che il tempo fatica a consumare: la curiosità.

E allora quella che sembrava una maledizione assomiglia più a uno scambio. Loro ricevono conoscenze, strumenti e fiducia. Noi riceviamo il privilegio di assistere, ogni anno, al miracolo della crescita.
Non è poco. Anche se i capelli bianchi continuano ostinatamente ad aumentare.

*insegnante Liceo Scientifico