Verona non lo dimentica il maresciallo e ingegnere dell’aeronautica

(Angelo Paratico). Il consigliere di opposizione Massimo Mariotti, capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio comunale di Varona, aveva sollevato il problema della rimozione di una lapide commemorativa dedicata a Ettore Arduino da un edificio in via Cantarane 11. Gli ha risposto l’assessore Jacopo Buffolo assicurando che al completamento dei lavori la lapide verrà riposizionata sullo stesso edificio.

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Massimo Mariotti

Ettore Arduino, veronese di Pescantina

Oggi, non tutti sanno chi fu Ettore Arduino (1889 – 1928), maresciallo dell’aeronautica, ingegnere ed esploratore italiano. Di lui ebbe a dire Umberto Nobile: “Sempre calmo e sereno, egli attendeva silenzioso alla preparazione dei voli: non l’ho mai sentito né brontolare, né criticare, né lamentarsi. I suoi modi gentili avevano una naturale distinzione, che faceva del tutto dimenticare la sua origine modesta di operaio. Durante i voli era infaticabile: presente e vigile ovunque. Standomene io nella cabina di comando, mi sentivo perfettamente tranquillo sull’andamento delle cose nell’interno della nave, sapendo che Arduino era là. Come e quando, durante i nostri lunghi viaggi, si trovasse il tempo di riposare, era ben difficile a dirsi“.

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Pare sia nato a Pescantina, in provincia di Verona, e fu scelto dal generale Umberto Nobile per le spedizioni del dirigibile Norge al Polo Nord, nel 1926, e del dirigibile Italia, nel 1928, nella quale purtroppo fu fra le vittime.  Ecco qui cosa scriveva la storica e giornalista veronese Emma Cerpelloni nel 2016: “Ettore Arduino è una figura che andrebbe fatta conoscere meglio e che la nostra città sembra aver dimenticato, anche per quanto riguarda la cura delle lapidi a lui dedicate. E a questo proposito, è intervenuto Daniele Raimondi, uno studioso veronese che da cinquant’anni si occupa di Guglielmo Marconi e della storia della radio, scrivendo numerosi articoli e due libri sull’argomento. Raimondi che è autore di Guglielmo Marconi, nato per la radio, Edizioni Mosé 2009, ha studiato anche la drammatica spedizione del dirigibile Italia e la figura di Ettore Arduino. Ed è lui a precisarci che Arduino è nato a Pescantina, non a Verona, anche se al tempo delle spedizioni polari abitava, in città, in via Cantarane, dove oggi, appare la grande lapide posta sull’abitazione in forte degrado. Peraltro, ci ricorda che anche la vietta che da via XX Settembre, all’altezza di piazza 16 Ottobre, congiunge via Cantarane è intitolata ad Arduino, ma la targa stradale è anch’essa abbondantemente oscurata da altre segnalazioni”.

Via Cantarane Lapide ARDUINO

La tragedia del dirigibile Italia

Il dirigibile Italia, il 24 maggio 1928, è al Polo Nord. Il 25 mattina, alle ore 10.30, il dramma: il dirigibile picchia violentemente sul pack, ma, orribilmente squarciato, continua la sua corsa e, trasportato dal forte vento, trascina via Ettore Arduino ed altre cinque persone e scompare nella nebbia. Non sono mai state trovate tracce o materiali. Prima di essere trascinato via, proprio Arduino ebbe la prontezza di gettare all’equipaggio a terra cibo per sopravvivere, ma non fu lui a gettare la “tenda rossa”. Pare che la famosa tenda rossa, allestita sul pack polare dal comandante Umberto Nobile, sia stata un pezzo di telo dell’involucro del Dirigibile Italia e sia stata colorata di rosso con il sangue di un orso ucciso dai superstiti, per renderla più visibile. Rimasero sul ghiaccio per 48 lunghissimi giorni, prima dell’arrivo dei soccorritori. Si salvarono: Nobile, Mariano, Zappi, Cecioni, Behounek, Trojani, Viglieri e Biagi. Rimasero per sempre al Polo Nord Ettore Arduino, Alessandrini, Carati, Ciocca, Lago, Pontremoli, Pomella e Malmgren. Fu la radio, creata da Marconi e che riuscì a riattivare, a fare il miracolo.