Non basta essere uno dei motori del paese. Il lavoro deve produrre ma anche essere sicuro

( f.t.) Verona è uno dei motori economici del Paese ma è anche una delle province che continua a pagare il prezzo più alto in termini di sicurezza sul lavoro. Ogni anno gli incidenti e le vittime riportano il territorio al centro delle cronache nazionali, trasformando quella che dovrebbe essere un’eccezione in una realtà che si ripete con una frequenza preoccupante.

I numeri degli incidenti sul lavoro a Verona

I dati più recenti confermano una situazione che non può essere spiegata soltanto con l’elevato numero di aziende presenti sul territorio: 14.358 denunce di infortunio non mortale; 24 denunce di infortunio mortale; 14.382 denunce complessive (mortali e non mortali).
Verona è la provincia con il maggior numero di vittime sul lavoro in Veneto nel 2025: circa 20% di tutti gli infortuni denunciati nella regione e il 21,6% delle vittime sul lavoro del Veneto.

Se è vero che una provincia con un’intensa attività produttiva registra inevitabilmente più infortuni, è altrettanto vero che questo non basta a giustificare un fenomeno così persistente. Il problema è molto più profondo e riguarda il modo in cui il lavoro viene organizzato.
Verona è un territorio costruito su migliaia di piccole e medie imprese che rappresentano la forza dell’economia locale ma anche uno dei suoi punti più delicati. In molte realtà gli imprenditori devono gestire contemporaneamente produzione, personale, clienti e adempimenti normativi. Quando il mercato impone tempi sempre più rapidi e margini economici sempre più ridotti, gli investimenti nella prevenzione rischiano di passare in secondo piano.

A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce la diffusione di appalti e subappalti. Nei cantieri, nella logistica e nella manutenzione industriale lavorano spesso aziende diverse che devono coordinarsi tra loro. Ogni passaggio aggiunge complessità e aumenta il rischio che procedure, responsabilità e controlli non siano perfettamente allineati.
La logistica rappresenta uno dei settori simbolo della provincia. Verona è uno dei principali snodi italiani per il trasporto delle merci e ogni giorno migliaia di persone operano tra magazzini, interporti e arterie stradali. Qui la velocità è spesso una necessità competitiva ma quando la pressione sui tempi diventa eccessiva anche una sola distrazione può trasformarsi in una tragedia.

infortuni lavoro

La cultura della sicurezza sul lavoro

Esiste poi un aspetto meno visibile ma altrettanto importante che riguarda la cultura della sicurezza. L’Italia dispone di una delle normative più avanzate d’Europa ma le leggi da sole non salvano vite. A fare la differenza sono i comportamenti quotidiani, la formazione continua, la manutenzione dei macchinari e la capacità di fermare un’attività quando non esistono le condizioni per svolgerla senza rischi. Troppo spesso la sicurezza viene ancora percepita come un costo o come un obbligo amministrativo invece che come un investimento sul futuro dell’impresa e delle persone.

Anche il sistema dei controlli incontra inevitabili limiti. Il numero di aziende e di cantieri presenti sul territorio rende difficile una vigilanza costante e capillare. Pensare che siano soltanto le ispezioni a risolvere il problema significa ignorare la vera sfida che consiste nel costruire una cultura della prevenzione condivisa da imprenditori, dirigenti e lavoratori.
Verona non è una zona nera perché lavora più degli altri territori. Lo è perché su un sistema produttivo estremamente dinamico si concentrano fattori che aumentano il rischio come la frammentazione delle imprese, la pressione della competitività, i tempi sempre più stretti e un’organizzazione che troppo spesso mette la produttività davanti alla prevenzione.

Ogni incidente sul lavoro rappresenta il fallimento di un sistema che avrebbe dovuto evitarlo. Dietro ogni statistica ci sono persone che escono di casa per lavorare e non fanno ritorno, famiglie che restano segnate per sempre e aziende che perdono competenze e fiducia. La sicurezza non può essere considerata un costo da contenere ma il primo investimento da fare. Solo quando questo principio diventerà parte integrante della cultura del lavoro sarà possibile smettere di parlare di emergenza e iniziare finalmente a parlare di cambiamento.