(di Francesca Romana Riello) Case di riposo, aumentano gli ingressi ma la lista resta lunga: dietro ai numeri ci sono famiglie che aspettano un posto e un sistema chiamato a rispondere a una popolazione sempre più anziana. Nei primi sei mesi del 2026 gli ingressi nelle case di riposo veronesi sono aumentati di oltre il 55 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Lo certificano i dati diffusi dall’Ulss 9: la media mensile degli inserimenti è passata da 127 nel periodo gennaio-giugno 2025 a 198 nello stesso semestre del 2026.
L’assistenza
La rete provinciale dedicata agli anziani è tra le più articolate del Veneto. Comprende 70 Centri di servizi gestiti da 48 enti, tra Ipab e strutture private, ai quali si affiancano cinque centri dedicati ai religiosi, quattro strutture per persone in stato vegetativo permanente e diciassette Centri diurni distribuiti sul territorio.
L’Azienda Ulss 9 utilizza integralmente le risorse assegnate dalla Regione attraverso il Fondo per la Non Autosufficienza, con 5.150 impegnative di residenzialità oggi attive.

Case di riposo, aumentano gli ingressi
Il dato sugli inserimenti racconta un sistema che nell’ultimo anno ha aumentato la propria capacità di risposta. Ma la domanda continua a rimanere elevata. Il Registro unico della residenzialità conta infatti 1.676 persone in graduatoria, una situazione che non riguarda soltanto Verona ma interessa l’intero sistema sociosanitario regionale e nazionale.
Le ragioni sono soprattutto demografiche. Gli anziani non autosufficienti aumentano, i nuclei familiari si sono ridotti, i figli vivono spesso lontano per lavoro e cresce il numero di persone anziane che affrontano la vecchiaia senza una rete familiare in grado di garantire un’assistenza quotidiana. È un cambiamento che negli ultimi anni ha reso sempre più forte la richiesta di posti nelle strutture residenziali.
La prospettiva
L’Ulss 9 prosegue il lavoro sul fronte dell’assistenza territoriale. Restano centrali le valutazioni multidimensionali attraverso il percorso SVaMA, il confronto con gli enti gestori per ottimizzare l’utilizzo dei posti disponibili e il sostegno alla domiciliarità, così da permettere agli anziani di rimanere nella propria abitazione finché le condizioni lo consentono.
L’ingresso in una struttura resta parte di un percorso costruito sulle condizioni della persona e sui bisogni della famiglia. Il sistema ha aumentato la propria capacità di risposta rispetto a un anno fa. La sfida sarà continuare a farlo, in un contesto in cui la domanda di assistenza continua a crescere.

