Un intervento all’avanguardia eseguito all’Ospedale “Mater Salutis” di Legnago colloca l’Azienda ULSS 9 Scaligeratra le prime in Italia ad adottare una tecnica mini-invasiva innovativa per il trattamento delle fratture del calcagno, una delle lesioni ortopediche più complesse e a maggior rischio di invalidità. Grazie alla procedura, una paziente di 63 anni è stata dimessa appena 48 ore dopo l’intervento, senza necessità di apparecchi di immobilizzazione.

L’operazione è stata eseguita nel reparto di Ortopedia e Traumatologia, diretto dal dottor Michele Trevisan, su una paziente affetta da una frattura pluriframmentaria scomposta del calcagno conseguente a un trauma accidentale.

Il risultato è stato possibile grazie alla combinazione di tecnologie di ultima generazione, competenze acquisite a livello internazionale e un approccio multidisciplinare, con la collaborazione della Radiologia, diretta dal dottor Lamberto Bologna, e dei tecnici coordinati da Silvia Ciardo.

L’intervento è durato poco più di un’ora, è stato eseguito senza ampi accessi chirurgici e ha consentito un recupero più rapido, con minore invasività e ridotto rischio di complicanze post-operatorie.

«Questo intervento rappresenta un motivo di grande orgoglio per tutta l’azienda sanitaria. Dimettere una paziente in due soli giorni dall’intervento per una patologia così complessa dimostra l’eccellenza dei nostri professionisti e la capacità di tradurre l’innovazione tecnologica in un beneficio immediato e concreto per la qualità della vita del cittadino», commenta il direttore generale dell’ULSS 9 ScaligeraPietro Girardi.

Il direttore dell’UOC Ortopedia e TraumatologiaMichele Trevisan, evidenzia come l’investimento nell’innovazione stia contribuendo a rafforzare la qualità del reparto.

«Siamo molto soddisfatti di puntare costantemente sull’innovazione attraverso l’introduzione di nuove tecnologie e metodiche. Questo approccio ha reso il nostro lavoro sempre più qualificato e attrattivo, permettendoci di richiamare nuovi professionisti e pazienti», afferma.

A eseguire l’intervento è stato il dottor Stefano Negri, che ha applicato una tecnica appresa attraverso una collaborazione internazionale con Christian Rodemund, chirurgo austriaco considerato tra i massimi esperti mondiali nella chirurgia mini-invasiva delle fratture del calcagno.

La metodica prevede l’utilizzo di uno speciale dispositivo di distrazione esterna, capace di riallineare i frammenti ossei senza ricorrere a estese incisioni chirurgiche. Una volta ridotta la frattura, vengono inserite viti completamente all’interno dell’osso attraverso mini-accessi cutanei, mentre una sofisticata radioscopia rotazionale permette una ricostruzione tridimensionale dell’anatomia ossea, aumentando precisione e sicurezza durante ogni fase dell’intervento.

«Negli ultimi anni lo sviluppo delle tecniche mini-invasive ha assunto un ruolo centrale nel migliorare gli esiti clinici di queste lesioni. Grazie alla collaborazione internazionale abbiamo potuto introdurre una procedura innovativa che consente di ridurre la frattura senza ampie esposizioni chirurgiche, migliorando sicurezza, precisione e recupero del paziente», spiega il dottor Stefano Negri.

Le fratture del calcagno rappresentano traumi particolarmente complessi, spesso associati a lunghi percorsi riabilitativi e al rischio di disabilità permanenti. La nuova tecnica consente invece di ridurre significativamente le complicanze legate alla chirurgia tradizionale, come infezioni e ritardi nella guarigione della ferita, favorendo una ripresa più rapida.