(di Gianni Schicchi) Ritorna giovedì 30 luglio in Arena, l’Aida di Zeffirelli, in una delle tante produzioni che il regista e scenografo fiorentino realizzò nel corso della sua lunghissima carriera. La sua visione della celebre opera di Verdi cambiò negli anni senza mai rinunciare al suo tocco magistrale, in un equilibrio che coniugò sempre spettacolarità e fedele narrazione al libretto ed alla partitura.
Curiosa la sua piccola Aida del 2001 nel minuscolo teatrino di Busseto, che gli diede l’opportunità di lavorare, come mai prima, sui punti focali del dramma e sulla recitazione dei cantanti. Il risultato fu sorprendente anche se lo spazio contenuto del teatro costrinse al taglio di alcune scene.
La gigantesca Aida di Zeffirelli del 2002
Carico di appunti e di emozioni Zeffirelli ritornò l’anno successivo in Arena per inaugurare con la sua gigantesca Aida (portata successivamente anche alla Scala di Milano) l’80° Opera Festival 2002, culmine di esperienza e stile scenico in continua evoluzione.

Qui l’antico Egitto è in una dimensione mitica, quasi fiabesca, in una visione stilizzata di oro abbagliante. L’oro è luce e potere nelle sale di Menfi, ma le maestose facciate della piramide centrale, con cambi di scena rapidi e silenziosi, possono diventare pendii ombrosi di dune al chiaro di luna, misteriose mura di palazzi e templi inaccessibili da cui emanano misteriose nuvole di incenso.
In questo gioco di luci e ombre, mille sfumature di colore: pietre preziose in cui sono scolpite le sfingi, con raffinate sete e lini nei costumi della fidata Anna Anni. Gli spazi mutano agilmente e Zeffirelli, con sapiente uso della luce, porta lo sguardo di ogni spettatore al primo piano di monologhi, preghiere, confessioni d’amore, o segreti di guerra.
A dirigere le sette recite è stato “promosso” il maestro Francesco Ommassini, già prima parte dei secondi violini in orchestra e ora segretario artistico della Fondazione Arena. Ommassini è nato a Venezia dove ha completato i suoi studi di violino e composizione. Ha poi perfezionato la sua formazione artistica in alcune accademie internazionali, tra cui la Chigiana di Siena, la Hochschule di Vienna e la Scuola di Musica di Fiesole.
Ritorna nel ruolo della protagonista, la polacca Aleksandra Kurzak, figlia di musicisti e già affermata violinista, nonché membro dell’ensemble dell’Opera di Amburgo. In Arena aveva debuttato nel 2011 come Rosina nel Barbiere di Siviglia e negli anni successivi ha partecipato al Romeo e Giulietta di Gound, a La Traviata, Rigoletto, Carmen. Nelle recite successive, ci sarà spazio anche per la partecipazione di Maria José Siri e Anna Netrebko nello stesso ruolo.
In quello di Radames farà il suo esordio a Verona, il sudcoreano Seokjong Baek, da qualche anno passato dal ruolo baritonale a quello tenorile, col quale si è affermato in una Turandot a Praga di quattro anni fa. Ma la sua fama internazionale è emersa definitivamente con un sensazionale Sansone e Dalila alla Royal Opera House di Londra. Baek ha studiato al Conservatorio Reale di Toronto e alla Manhattan School of Music. Recente è il suo ritorno al Covent Garden proprio come Radames. Sarà ripreso nelle recite successive da: Roberto Alagna, Yusif Eyvazov, Paolo Lardizzone e infine Jonas Kaufmann.
Il ruolo di Amneris sarà appannaggio per tutte le recite dal famoso mezzosoprano francese Clementine Margaine, recente Carmen alla Scala. Uno dei mezzosoprani oggi più in vista per la grande personalità, che già si espresse a Verona nel 101° e 102° festival areniani come Amneris e Carmen.
Amonasro sarà il coreano Youngiun Park che dopo essersi laureato all’università di Seul ha approfondito gli studi musicali al Conservatorio Cherubini di Firenze. Il ruolo di Ramfis sarà ripartito tra i bassi: Alexander Vinogradov, Gianluca Buratto e Simon Lim. Altrettanti bassi avrà la parte del Re, con Abramo Rosalen, Simon Lim e Mariano Buccino, mentre per quella del messaggero se la vedranno l’anziano Carlo Bosi e Riccardo Rados. Grande sacerdotessa sarà invece Francesca Maionchi.
