Il Verona supera il primo ostacolo stagionale in Coppa Italia, ma il 2-2 contro la Virtus Entella e la qualificazione conquistata solamente ai calci di rigore lasciano molti più dubbi che certezze. Una magra serata di Coppa che, anziché alimentare entusiasmo in vista del campionato, aumenta le preoccupazioni sul futuro gialloblù.
Eppure Verona, ancora una volta, ha risposto ‘presente’!
Una città che esprime 7.000 spettatori il 16 agosto con l’Entella merita di più
Circa 7.000 spettatori al Bentegodi per una partita di metà agosto contro l’Entella, con tutto il rispetto per l’avversario, rappresentano un segnale importante. La tifoseria continua a esserci, nonostante la retrocessione e nonostante un’estate che finora ha offerto pochi motivi per accendere l’entusiasmo. Il problema è capire se società e squadra siano altrettanto pronte a rispondere.
Sul campo l’Entella passa in vantaggio con Guiu, prima della reazione gialloblù firmata da Compagnon e Sarr, con un gran goal, che salva una prestazione anonima dell’attaccante gialloblù. Sul 2-1 il Verona avrebbe l’occasione per chiudere la partita, ma non riesce a farlo e nel finale Franzoni, su rigore, realizza il 2-2. Per evitare una clamorosa eliminazione servono così i calci di rigore.
Il passaggio del turno resta, ma il Verona continua a fare acqua da tutte le parti, tranne al bar. La squadra concede troppo, fatica a controllare le partite e soprattutto non mostra quella superiorità tecnica, caratteriale e organizzativa che ci si aspetterebbe da una formazione costruita per puntare alla pronta risalita in Serie A, che a quanto pare non sembra nei radar dei gialloblù.
Ma la sensazione di disorganizzazione non si limita al terreno di gioco. Durante la serata si sono registrati problemi anche ai bar dello stadio, dove sono mancate persino acqua e bevande, che hanno reso poco allegra la calda serata per i tanti tifosi accorsi. Un episodio certamente secondario rispetto alle questioni tecniche, ma emblematico del clima generale: alla prima partita ufficiale della stagione anche l’organizzazione avrebbe dovuto presentarsi pronta.
Dalla società nemmeno mezzo messaggio di riscossa dell’Hellas
Il tema principale rimane però il progetto sportivo. Dopo la retrocessione ci si sarebbe aspettati dalla proprietà americana almeno un mezzo messaggio: qualche investimento e almeno l’ambizione di riportare immediatamente il Verona nella massima serie. Le interviste però dei rappresentanti del fondo, invece, sono apparse come sempre anonime e volte più alla prudenza finanziaria più che ambizione tecnica e calcistica, senza mai delineare con chiarezza un reale progetto di rilancio.
Una società appena retrocessa, in una piazza storica e importante come Verona, dovrebbe avere un obiettivo preciso: costruire una squadra in grado di tornare subito in Serie A.

Prima delusione stagionale
Ad oggi questa convinzione è difficile da percepire e sembra tutto più incline a una mediocre salvezza in serie B. Speriamo di sbagliarci e che sia stato soltanto un brutto calcio d’agosto.
Rimane così soprattutto l’immagine dei 7.000 veronesi presenti al Bentegodi. Una tifoseria che, anche in una poco affascinante serata estiva di Coppa Italia, continua a dimostrare il proprio attaccamento. In cambio, però, avrebbe diritto a vedere organizzazione, investimenti e soprattutto una direzione chiara.
La qualificazione ai rigori evita almeno la prima delusione stagionale. Ma il campionato sarà un’altra cosa. E per quello visto finora, le speranze di una pronta risalita in Serie A appaiono decisamente poche. C’è ancora tempo per cambiare rotta, ma deve essere la proprietà, prima ancora della squadra, a dimostrare di volerlo davvero.
