Verona ha gli stessi problemi di tante altre città italiane e che stanno minando il vivere civile, il futuro dei nostri giovani, dei lavoratori e dei nostri vecchi
(Federico Dal Cortivo). Non passa giorno che assistiamo ad episodi di microcriminalità, il cui termine non deve far pensare a qualcosa di marginale, episodi che si susseguono nei vari quartieri di Verona dove le persone sono costrette oramai a limitare le uscite ed a evitare certi luoghi. La causa-effetto di tutto questo è spesso la presenza di stranieri che si dedicano allo spaccio, furti, non disdegnando risse , aggressioni e molestie.
Hanno voglia dalla questura ad emettere veline che ad ogni giro di questore ci dicono che i reati sono in calo, riportando il numero dei controlli effettuati, fermi, arresti… se poi nei fatti oggettivi poco o nulla cambia sul territorio .
Le cronache sono lì a testimoniare che lo Stato si limita al minimo sindacale e arretra ogni giorno di più, tra “operazioni ad alto impatto o blitz” che dir si voglia, che servono solo a stendere una mano di vernice annacquata per dare l’impressione di… fare qualcosa. Su queste pagine ci siamo occupati spesso di sicurezza urbana, sottolineando che uno dei compiti principali dello Stato è quello di garantirla ai propri connazionali sempre e non a giorni alterni o in campagna elettorale.

Cambiano i governi, i prefetti, i vertici in questura, i comandanti dei Carabinieri. Cambiano i sindaci, ma si assiste oramai a un vero e proprio laissez faire ,come se i fenomeni criminosi si dovessero aggiustare da soli nel tempo, assestare , equilibrarsi e nel sentire comune divenire alla fine parte integrante del quotidiano e quindi percepito come del tutto normale e irrisolvibile.
E’ evidente anche ai più disattenti che non vi è nessuna casualità in tutto questo. Quartieri popolari un tempo abitati in prevalenza da operai e impiegati, Golosine, S. Lucia, Borgo Roma, S.Michele, Stadio stanno cambiando rapidamente composizione etnica. Gli abitanti autoctoni si aggirano spesso rassegnati e a testa bassa tra sempre più gente che parla lingue diverse e non ha radici nel territorio, né nella sua storia, né nelle sue tradizioni.
Tra non molto si ritroveranno in minoranza e chi può permetterselo, pochi, si trasferirà altrove. Gli altri invece saranno costretti ad una convivenza spesso non gradita, come già accade nelle periferie di altre città italiane, dove lo Stato è oramai latitante e non controlla più certi quartieri, arresosi prima ancora di combattere.
Il degrado è anche sociale
Ma la deriva è anche sociale. A pensar male spesso ci si azzecca diceva qualcuno, perché pare proprio che la politica corrotta assecondi il tutto, spingendo verso un cambio di popolazione, favorito anche dalla denatalità italiana, dall’aumento della popolazione vecchia e dal rimbambimento informatico 2.0 di tanti giovani, che se devono lottare lo fanno volentieri, ma a patto che sia solo per acquistare l’ultimo modello di telefonino della Apple.

Purtroppo non è solo una questione di sicurezza. L’impatto di flussi massicci di persone che arrivano da ogni dove, spesso senza documenti, incide direttamente sullo Stato Sociale o almeno su quel che ne resta, viste le politiche partorite dalla cosiddetta sinistra liberal dei quartieri bene, con il silenzio assenso della destra liberista.
Come sottolinea Sara Wagenknecht, leader del partito tedesco BSW, nel suo lucido saggio dal titolo “ Contro la sinistra neoliberale” riferito alla Germania, ma si può fare il copia e incolla anche per l’Italia, «La vecchia idea di Stato Sociale si basava sul principio fondamentale della comunità e dell’uguaglianza. Tutti i membri avevano diritti e doveri sempre che fossero in grado di farlo…Oggi ci sono solo diritti e nessun dovere e ognuno ha diritto a garanzie minime , a prescindere che abbia pagato i contributi al sistema sociale nonché indipendentemente dal fatto che voglia farlo…».
E qui sta il punto. In Italia l’architrave di queste politiche è sempre stato soprattutto il Pd, da sempre contro la comunità nazionale, per la società aperta a tutti, per i diritti per chiunque, basta che però sia lo Stato a farsene carico, mentre sulle classi meno abbienti ricadono tutti i problemi derivanti, dall’insicurezza al lavoro, alla casa, all’istruzione. Loro certamente tra una Ztl e un salotto a Capalbio, non si faranno mai carico di nessun onere, gli basta discettare con spocchia su quanto sia bella ”la società multirazziale tout court”. Intanto le opposizioni finto sovraniste oltre i proclami non vanno mai.

E così gli ultimi arrivati, si ritrovano beneficiari di cure gratis, con la sanità pubblica nel mirino di tutti i governi di destra e sinistra che siano, che collassa anche perché ne usufruiscono al 100% tutti coloro che non ne hanno diritto, non avendo mai pagato un euro di contribuzione. Poi qualcuno ci dirà che il privato è meglio, più veloce, più efficiente. Sì, certo, per quelli che se lo possono permettere, ma intanto…
Per le esenzioni scolastiche, borse di studio regionali, qui basta un Isee basso. La Regione Veneto prevede un tetto massimo di Isee 2026 di 15.748,78 euro ed il gioco è fatto, facile intuire a chi andranno in maggioranza i soldi degli italiani.
Se vogliono la casa, beh non vanno discriminati, anzi meglio loro che i nostri anziani con pensioni basse, lavoratori con famiglia, giovani coppie che sono letteralmente impiccate dalle banche con i loro mutui e da locatori che grazie alla magia del libero mercato, fanno il bello e il cattivo tempo.
Basterebbe per i nostri connazionali varare piani di edilizia pubblica, con case a riscatto e assegnandole a chi ne ha i requisiti: fedine penali pulite, reddito da lavoro o pensione. Paghi per 20 anni un equo affitto, poi la casa diventa tua e tanti saluti alle agenzie immobiliari, alle banche e a tutti coloro che speculano sugli affitti.
La ritirata dello Stato è evidente anche nel mondo del lavoro, caratterizzato da una marcata stagnazione salariale a fronte di un aumento dell’inflazione . Agli Uffici di Collocamento si sono sostituite le agenzie private, spesso multinazionali come l’Adecco con sede in Svizzera e la Manpower statunitense, tanto per citarne alcune delle più famose. Si è passati così dalla Legge Treu del 1997, che introdusse il lavoro interinale, vero e proprio caporalato legalizzato, alla Legge Biagi-Maroni del 2003, che distrusse il concetto di lavoro a tempo indeterminato, favorendo ogni sorta di precarizzazione, per finire poi con il Jobs Act del governo Renzi che ha proseguito su questa strada in nome della flessibilità, depotenziando anche l’Art 18 dello Statuto dei Lavoratori.
In tutto questo regredire e rincorrere il modello statunitense ecco che si fa avanti per dirla alla Marx, la forza lavoro di riserva del capitale, ovvero gli stranieri che concorrono al ribasso con gli italiani per un posto di lavoro, con un indice di disoccupazione secondo l’Istat al luglio 2026 pari al 5,8%.
E intanto chi arriva da noi andrà ad occupare lo scalino più basso dei lavori, infatti non si vedono né tecnici, né operai specializzati, né tanto meno ingegneri o medici, intanto i nostri giovani cercano sbocchi all’estero attratti da paghe più alte e contratti più stabili.
Il Sindacato chiederà qualcuno? E oramai diventato in massima parte, Cigil-Cisl-Uil-Ugl, niente altro che la cinghia di trasmissione dei vari governi, enti pubblici e di Confindustria. Come riportato nel libro denuncia di Stefano d’Errico “ Sindacato Spa”, in Italia «abbiamo salari fermi e sindacati economicamente solidi che tra Patronati, Caf, formazione professionale, muovono ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle organizzazioni».

L’Italia poco prima degli anni ’90 era la 4ª potenza economica al mondo e la prima in Europa, ora non più dopo aver svenduto interi settori strategici al capitale straniero dalle telecomunicazioni, all’auto, dai trasporti alle banche per finire con la compagnia aerea di bandiera.
Stiamo scivolando sempre più in basso passando da un economia industriale verso un economia basata più sui servizi-terziario. Il turismo di massa ne è l’esempio più lampante, il che ci ricorda tanto certo paesi del Terzo Mondo, con i centri storici, vedasi Verona come altre città artistiche, zeppi di B&B, pizzerie, caffetterie. Mancano solo i bazar con le collanine…ecc. Ma è forse quello l’obiettivo di chi guida governi e opposizioni in funzione di interessi sovranazionali. Ci hanno spogliato progressivamente dei nostri asset strategici, depauperato la ricerca e l’innovazione, la stabilità del lavoro e forse, un domani, anche i nostri risparmi, in cambio di insicurezza, precarietà, incertezze per il futuro, stipendi da fame.
