(m.m.) Un capo abbattuto e 3 feriti gravemente. È il bilancio dell’ennesimo attacco da parte del lupo ai danni di una mandria di vacche da latte nell’alta Lessinia, avvenuto nei pressi di Velo Veronese. Un episodio che va oltre la semplice cronaca rurale e che ripropone con drammatica urgenza il tema della sopravvivenza dell’allevamento estensivo di montagna, perno economico, storico e paesaggistico dell’intero altopiano.
In Lessinia le vacche vivono al pascolo e la produzione di latte e formaggi tradizionali, come il Monte Veronese, costituisce la spina dorsale di una filiera corta che tiene vivi i borghi ed evita lo spopolamento delle terre alte. Senza il lavoro quotidiano degli allevatori e l’azione del pascolo, i prati storici verrebbero rapidamente inghiottiti da boschi e sterpaglie, provocando un degrado ambientale insanabile e la perdita della biodiversità che si vorrebbe invece tutelare.

Oltre la contrapposizione ideologica
Il dibattito sulla presenza del lupo soffre spesso di una polarizzazione ideologica che rischia di perdere di vista la realtà dei fatti. Se da un lato la conservazione delle specie selvatiche fa parte della tutela dell’ecosistema, dall’altro la preservazione dell’unica forma di economia attiva sul territorio è la condizione necessaria per evitare l’abbandono dei pascoli e l’incuria dell’ambiente.
Il benessere animale. Non solo dei lupi, anche delle mucche e delle pecore
Servono risposte concrete e buon senso, superando la logica della contrapposizione politica. Quando si parla di “benessere animale”, occorre farlo in modo olistico: non si può tutelare il predatore ignorando lo stress, le ferite e le sofferenze inflitte al bestiame domestico, oltre al danno psicologico ed economico subito da chi lavora in malga. Difendere i bovini da latte su grandi estensioni presenta ostacoli logistici immensi, ben diversi dalla gestione degli ovini, ed eventuali attacchi provocano cali produttivi e aborti che mettono a rischio la tenuta delle aziende.

Il modello francese e il futuro del turismo
A livello europeo, modelli di gestione attiva esistono già. La Francia, ad esempio, applica con rigore le deroghe previste dalle direttive comunitarie, stabilendo ogni anno un tetto massimo di abbattimenti (plafond de prélèvement) gestito da brigate specializzate nei contesti in cui la prevenzione non basta più. In Italia, al contrario, la frammentazione burocratica e i continui ricorsi legali paralizzano qualsiasi intervento di contenimento mirato.
La Lessinia è una meta turistica e storica di prim’ordine, amata per le sue architetture tradizionali, la gastronomia e i sentieri escursionistici. Un territorio che non è natura incontaminata selvaggia, ma un paesaggio culturale modellato da secoli di presenza umana. Se l’allevamento arretra, crolla l’intero ecosistema locale, con ricadute dirette anche sull’accoglienza e sulla sicurezza della fruizione turistica.
Proteggere ideologicamente la fauna selvatica non può significare sacrificare chi, con il proprio lavoro, custodisce e tiene viva la Lessinia.

