L’automobilismo ai tempi di Patrese era ancora spartano ed eroico

(p..d.) Proprio all’indomani della vittoria di Kimi Antonelli a Monza, arriva a Verona l’unico pilota veneto che negli anni Ottanta e Novanta conquistò numerosi Gran Premi di F.1. 

Il padovano Riccardo Patrese, vicecampione del mondo nel 1992, racconterà le sue imprese intervistato dal giornalista veronese Danilo Castellarin.  

Protagonista del pomeriggio sportivo, che sarà aperto al pubblico gratuitamente alle 18.30 di venerdì 11 settembre all’Arsenale, sarà anche Giorgio Terruzzi, vincitore del Bancarella Sport per i suoi libri e apprezzato narratore di corse sulle pagine del Corriere della Sera. 

Patrese e Castellarin a Imola
Riccardo Patrese e Danilo Castellarin a Imola

Patrese ha guidato per scuderie famose per 17 anni e ha sfiorato l’ingaggio alla Scuderia Ferrari dopo essere stato contattato direttamente dal Drake, che lo chiamava a casa. 

Nei suoi anni agonistici i rischi delle competizioni erano elevatissimi e molti furono i suoi compagni e rivali che non poterono raccontare le loro imprese. 

Circuiti poco sicuri, auto velocissime ma per nulla protettive nei confronti dei piloti, misure di sicurezza decorative, soccorsi lenti, staff medici non sempre preparati alle emergenze. Era un automobilismo ancora spartano e un po’ eroico, che qualche anno prima, nel saggio ‘Morte nel pomeriggio’,  fece scrivere a Ernest Hemingway: “Ci sono solo tre sport che meritano questo nome, il combattimento con i tori, l’automobilismo e l’alpinismo”. 

Patrese, classe 1954, racconterà quell’epoca lontana.