(Simone Vesentini*) Negli ultimi giorni abbiamo letto ancora una volta titoli molto positivi sull’estate turistica veronese: alberghi pieni, occupazione in crescita, incassi in aumento, buone prospettive per settembre e ottobre. Tutto bene, ma crediamo sia arrivato il momento di distinguere ciò che sappiamo da ciò che vorremmo fosse vero.

Ad agosto, secondo Confcommercio-VeronaUp, nel centro storico sono stati rilevati circa 839 mila visitatori contro oltre un milione nell’agosto 2025: -22%. Contemporaneamente gli alberghi hanno mantenuto livelli di occupazione elevati. Anche questo è vero.
Le due informazioni non si contraddicono: misurano cose diverse. Un albergo pieno racconta la ricettività. Non ci dice automaticamente quanto stiano lavorando ristoranti, bar, negozi, servizi e attività culturali, né quanta ricchezza venga distribuita sul territorio.

Scegliere il dato migliore non racconta la realtà

È qui che continuiamo a vedere il limite di questa comunicazione turistica: fra molti indicatori disponibili sembra finire spesso sotto i riflettori quello che, in quel momento, permette la lettura più favorevole. Prima contavano soprattutto i grandi volumi. Quando i volumi rallentano diventano centrali i pernottamenti. Se la permanenza cresce poco, ci si concentra sull’occupazione alberghiera. Quando si parla di spesa, compaiono talvolta dati aggregati riferiti a periodi precedenti rispetto a quello commentato.

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Non significa che i numeri siano sbagliati. Significa che scegliendo ogni volta il numero migliore si rischia di raccontare una realtà migliore di quella complessiva. E il sentiment raccolto quest’estate tra molti operatori è stato decisamente più difficile: meno persone, consumi prudenti, commercio non food in grande sofferenza e flussi concentrati sempre più attorno ai grandi attrattori e agli eventi.

La percezione non sostituisce la statistica ma quando diventa così diffusa, merita di essere misurata, non archiviata.
Settembre, fortunatamente, è partito meglio. Si lavora di più e si avverte anche un piccolo ritorno dei veronesi dopo le ferie.

Aspettiamo il 30 settembre per fare un bilancio

Per questo aspetteremo il 30 settembre prima di tracciare un bilancio definitivo. Con il cambiamento climatico e l’allungamento della stagione, settembre è ormai a tutti gli effetti parte dell’estate turistica. A quel punto valuteremo l’intero periodo giugno-settembre.
E porremo due domande.
La prima riguarda l’economia reale: quanti visitatori diventano coperti, acquisti, ingressi culturali, servizi utilizzati e fatturato? Quanto valore resta davvero sul territorio?

Come FIEPET Confesercenti Verona siamo disponibili a contribuire raccogliendo dati e sentiment di ristoranti, bar e attività commerciali.

Le Olimpiadi che cos’hanno portato?

La seconda riguarda le Olimpiadi invernali 2026. Abbiamo ascoltato dichiarazioni molto ambiziose sulla visibilità internazionale, sulla legacy e sulle opportunità per Verona. La cerimonia in Arena è stata indiscutibilmente uno straordinario successo d’immagine. Ma, dopo un’intera stagione turistica, quale effetto misurabile ha prodotto?

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Sono aumentati i mercati raggiunti grazie all’esposizione olimpica? Sono cresciute permanenza, spesa e prenotazioni? Sono arrivati visitatori che senza Milano Cortina non sarebbero arrivati? Guardando finora i numeri complessivi del 2026, questo effetto non appare affatto evidente.

Ed è un tema ancora più delicato perché il centro storico arriva da anni con una crescente perdita della clientela veronese e di prossimità. Se a questa debolezza strutturale si aggiungesse anche un rallentamento dei flussi turistici, rischieremmo di avere due motori che perdono contemporaneamente forza.

Verona non ha bisogno di meno turismo. Ha bisogno di sapere quanto turismo diventa davvero valore per ristoranti, negozi, servizi, cultura e lavoro. Il vero successo non è quanti arrivano ma quanto resta a Verona.


*Presidente FIEPET Confesercenti Verona
Osservatorio della Ristorazione Verones