(di Francesca Romana Riello) Al Teatro Ristori di Verona, ieri mattina, la Consulta delle Fondazioni del Triveneto ha riunito Fondazioni, musei e realtà che stanno già sperimentando nuovi strumenti digitali per l’incontro “Progettare cultura, sperimentare tecnologie: pratiche a confronto per nuovi territori culturali”. Al centro, l’intelligenza artificiale applicata a musei e archivi: chi garantisce l’autorevolezza di un contenuto raccontato da una macchina? E a chi appartiene il valore prodotto utilizzando patrimoni e conoscenze costruiti nel tempo dalle comunità?

Dai musei agli avatar, cosa sta già cambiando

Serena Bertolucci, direttrice di M9 – Museo del ‘900, ha portato l’esperienza di una struttura in cui digitale e multimedialità fanno parte del progetto fin dall’origine. La tecnologia può aggiungere qualcosa alla visita, ma non tutto può essere sostituito da uno schermo o da un’esperienza digitale.

Cinzia Condò, direttrice generale di SHADO – H-FARM, ha raccontato invece la sperimentazione su avatar conversazionali e personaggi artificiali. Strumenti capaci di interagire con il pubblico e di trasmettere contenuti, che pongono però una questione precisa: quando a parlare è una macchina, chi risponde dell’autorevolezza di quello che dice?

Federico Bomba, presidente di Sineglossa, si è concentrato sul patrimonio culturale e sul suo utilizzo da parte dei sistemi di intelligenza artificiale. Partendo dall’esperienza di Rigenerativa, ha sottolineato la necessità di progettare gli strumenti insieme alle organizzazioni che dovranno utilizzarli, partendo dai loro bisogni.

Nel confronto è entrata anche la Public AI e, con questa, la tutela di archivi, patrimoni e conoscenze. Il punto è evitare che il loro utilizzo nei sistemi di intelligenza artificiale perda il legame con le comunità che li hanno prodotti e custoditi.

Cultura e intelligenza artificiale, la sfida parte dai territori
Filippo Manfredi, Cinzia Condò e Bruno Giordano

Cultura e intelligenza artificiale, la sfida parte dai territori

«L’attrattività di un territorio non si costruisce con una sola leva: nasce dalla qualità dell’ecosistema che riesce a tenere insieme formazione, lavoro, servizi, innovazione». Ad aprire la mattinata è stato Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona e coordinatore della Consulta delle Fondazioni del Triveneto, che riunisce le dieci Fondazioni di origine bancaria del Nord-Est.

Giordano ha legato il tema della cultura alla capacità dei territori di offrire opportunità, soprattutto ai giovani. «La cultura ci aiuta a leggere il presente, ma anche a immaginare ciò che ancora non c’è».

Poi la tecnologia. «Può ampliare queste possibilità quando parte da bisogni reali», ha spiegato Giordano. Per le Fondazioni significa mettere in contatto esperienze e progetti maturati in territori diversi. La Consulta nasce anche per questo: far circolare competenze e capire quali sperimentazioni possano essere condivise.

Giovanna Melandri, Chair di Human Foundation e Founder di GSG Impact, si è soffermata sul valore degli investimenti culturali. Una ricchezza che non è soltanto economica, ma anche sociale, cognitiva e relazionale. Nel pieno della trasformazione digitale e della diffusione dell’intelligenza artificiale, ha richiamato il ruolo della cultura nel fornire strumenti per comprendere il presente e la necessità di accompagnare le nuove tecnologie con competenze e responsabilità.

Dal digitale d’emergenza a un nuovo modo di lavorare

Anna Brugnara, dell’attività istituzionale di Fondazione Caritro, è partita da quanto accaduto durante la pandemia. Allora il digitale era soprattutto un modo per continuare a raggiungere il pubblico mentre musei, teatri e spazi culturali erano chiusi.

Oggi il passaggio è diverso. Gli strumenti digitali entrano nel lavoro quotidiano delle organizzazioni culturali e nel modo in cui vengono costruiti i progetti. Per le Fondazioni si pone quindi il problema di ascoltare prima di tutto le necessità che arrivano dai territori e accompagnare le organizzazioni nel cambiamento.

A chiudere la mattinata è stata la visita a “Frida Kahlo – A Revolutionary Life”, il percorso immersivo ospitato dal Teatro Ristori, realtà culturale gestita da CREA Impresa Sociale. Dopo il confronto, i partecipanti hanno potuto visitare direttamente una delle esperienze digitali ospitate dal teatro.