(di Francesca Romana Riello) Duecentoquaranta studenti e settanta insegnanti di otto istituti superiori di Verona hanno partecipato, da lunedì a giovedì, a una settimana di maxi-simulazioni al Centro Practice dell’Aoui: la prima organizzata per le classi terze, quarte e quinte della città. Per un’ora, tra fumo, urla, scarsa visibilità e persone a terra, i ragazzi devono capire cosa sta succedendo, evitare di mettersi in pericolo, chiamare correttamente il 118 e decidere quando è il momento di allontanarsi.

Una discoteca piena di fumo
Gli scenari sono due. Nel primo i ragazzi affrontano un incendio in discoteca, con vie di fuga difficili da individuare o bloccate, sbalzi o assenza di corrente, fumo e persone che gridano o sono a terra. Nel secondo intervengono su un arresto cardiaco all’aperto.
Prima delle prove c’è una breve parte teorica: si impara a riconoscere un ambiente sicuro, a muoversi con visibilità ridotta, a fronteggiare il fumo e a individuare le uscite. Ci sono poi l’ostruzione delle vie aeree, l’arresto cardiaco e respiratorio e le manovre di Basic Life Support. Le indicazioni arrivano dal personale del Suem 118, dagli addetti antincendio del Servizio Prevenzione Aoui e dal personale sanitario dell’azienda ospedaliera.
Il cuore di NoPanicSim è però la prova sul campo. Gli studenti vengono divisi in due squadre e affrontano a turno i due scenari. Devono valutare anche pericoli spesso sottovalutati, come il traffico o la folla, imparare a fare una chiamata efficace alla Centrale operativa del 118 e, prima di intervenire, accertarsi di non essere a loro volta in pericolo.
La simulazione dura un’ora. Alla fine ragazzi e formatori si ritrovano per ricostruire quanto accaduto e fare il punto sulle decisioni prese.

A scuola di emergenza dopo Crans-Montana
«La tragedia di Crans Montana è stata l’origine che ci ha fatto vedere l’utilità di creare questo corso in simulazione per evitare che si generi panico nelle situazioni di emergenza», spiega Maria Angela Cerruto, direttore Uoc del Servizio per lo sviluppo della professionalità e l’innovazione.
Il lavoro con le scuole, però, era iniziato prima. «È un obiettivo che da anni stiamo costruendo con le scuole di Verona e provincia, per preparare i ragazzi», aggiunge Cerruto. Il progetto è stato realizzato insieme a Sicurscuola Verona – Rete SiRVeSS, con il contributo della Fondazione Santa Toscana e dello Spisal dell’Ulss 9 Scaligera.
Qui la teoria viene messa alla prova. I ragazzi devono decidere cosa fare mentre intorno ci sono fumo, rumore e persone da soccorrere. Devono comunicare tra loro, riconoscere i pericoli e capire quando intervenire e quando invece allontanarsi.
«La capacità decisionale in una maxi emergenza serve ad arginare il panico, a salvare la propria vita e quella dell’amico che abbiamo accanto», sottolinea Marianna Lorenzoni, direttore sanitario dell’Aoui. Il Centro Practice, normalmente utilizzato per l’alta formazione dei professionisti sanitari, ha adattato agli studenti i protocolli Aoui per le maxi-emergenze.

Oltre 20 mila giovani formati dal 2021
Il Centro Practice è nato nel 2012 ed è parte del sistema formativo dell’Azienda ospedaliera. Al suo interno ci sono spazi dedicati alla chirurgia, all’emergenza-urgenza, all’ostetricia e ginecologia e alla radiologia interventistica, oltre alle aree per briefing e debriefing.
Dal 2021 l’attività è stata estesa alle scuole e da allora sono stati coinvolti oltre 20 mila giovani.
La collaborazione con la rete SiRVeSS porta la formazione sulla sicurezza anche negli istituti. «È importante acquisire la capacità di percepire i rischi e adottare comportamenti sicuri sul lavoro, in strada, a casa, ma anche nel tempo libero», spiega Andrea Burato, coordinatore della rete veronese.
Ed è proprio sul tempo libero che insiste la simulazione della discoteca. Quando si entra in un locale, osserva l’Aoui, raramente si guarda dove si trovano le uscite di emergenza. La prova parte anche da qui: abituarsi a leggere l’ambiente prima che un’emergenza costringa a farlo in mezzo al fumo e alla confusione.

