(Angelo Paratico) Jeffrey Archer, romanziere britannico, barone e politico, è morto nella notte, aveva 86 anni. È stato un autore che ha venduto oltre 300 milioni di libri, ma lascia un’eredità segnata da scandali politici e carcere. Divenne noto per i suoi thriller dal ritmo serrato, come il suo libro d’esordio del 1976 “Not a Penny More, Not a Penny Less” e “Kane & Abel” del 1979. Il suo ultimo romanzo, “Adamo ed Eva” uscirà proprio oggi.

Jeffrey Archer 1998

Lo conobbi al circolo della stampa di Hong Kong nell’estate del 2009 per la presentazione di un suo libro. Dopo un leggero pranzo salì sul podio e parlò per circa mezz’ora, mostrando le doti di comunicatore per cui era celebre. Disse, a pochi mesi dalle elezioni americane, che Barack Obama sarebbe stato il prossimo presidente, perché il suo avversario John McCain aveva toccato il tasto della razza che, a differenza di lui, Obama conosceva molto bene.  

Dopo essere stato parlamentare conservatore e consigliere della Thatcher finì in galera perché un tabloid, il Daily Star, aveva pubblicato che era stato a puttane, lui nel 1987 lo denunziò per diffamazione e vinse 500.000 sterline.  Il caso tornò alla ribalta quando fu scelto come candidato conservatore per diventare sindaco di Londra, nel 1999. Un ex amico lo accusò di mentire e Archer fu infine incriminato per falsa testimonianza e intralcio alla giustizia, fu condannato a quattro anni di reclusione. Scontò due anni, durante i quali scrisse “A Prison Diary”.

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Il processo per diffamazione a carico di Archer, si svolse davanti a una giuria, ed è rimasto famoso per la sintesi delle prove fornite dalla moglie di Archer, Mary, fatta dal giudice.

«Ricordate Mary Archer sul banco dei testimoni», disse il giudice Bernard Caulfield alla giuria. «Ecco l’immagine che avete di lei probabilmente non scomparirà mai. Ha eleganza? Ha un profumo? Avrebbe, senza lo stress di questo processo, un’aura radiosa?». E, riferendosi ad Archer, aggiunse che lui aveva bisogno, evidentemente: «Di sesso freddo, privo di amore e isolato come da un rivestimento di gomma in un hotel malfamato».

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Descrisse la prigione come un luogo infernale e disse che comunque un uomo non deve mai abdicare alla propria dignità facendosi umiliare a livello personale. In cella tenevano la radio accesa 24 ore al giorno, e per questo decise di impegnarsi a scrivere, e la scrittura lo prese tanto da permettergli di estraniarsi. I suoi romanzi li scrive a mano con un pennarello su schede di plastica, poi li riscrive per 18 volte, la diciottesima è la copia perfetta. Ma non ha mai capito il motivo di questo numero.

Ero al circolo della stampa di Hong Kong con mia moglie e una dirigente del Consolato d’Italia che si chiamava Alida e che ora non c’è più, ricordo che Archer, mentre le autografava una copia alzò gli occhi e le disse pieno di gioia che aveva avuto una ragazza in Italia con quel nome.

Kate Elton, amministratrice delegata di HarperCollins per il Regno Unito ed editrice di Archer, ha dichiarato in un comunicato: «Siamo tutti profondamente addolorati per la perdita di uno scrittore che ha regalato gioia a generazioni di lettori – e di un vero amico».

La reputazione di Archer come una delle figure più pittoresche della vita pubblica britannica non ha danneggiato la sua carriera letteraria. I suoi libri sono stati venduti in 119 paesi, ha dichiarato HarperCollins. Ed è rimasto per diversi anni nelle classifiche dei bestseller del *New York Times*.

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Fu un membro del Parlamento europeo e brevemente vice presidente del Partito Conservatore inglese al tempo di Margaret Thatcher. Nel 1992 venne nominato pari del Regno alla Camera dei Lord Nel 1999 si candidò alla carica di sindaco di Londra per i Tories, ma si ritirò anticipatamente quando venne a galla una vecchia storia degli anni Ottanta, e il partito lo scaricò. La sua carriera politica, dopo aver subito varie controversie, si è conclusa dopo una condanna per falsa testimonianza e la sua successiva detenzione in carcere iniziata nel 2001.