Si riduce a soli 67 centesimi al chilo il divario tra le quotazioni dell’olio extravergine italiano e quello spagnolo. A Foggia il prezzo è di circa 4 euro al chilo, contro i 3,33 euro di Jaén, mentre in passato la differenza era arrivata anche a 4-5 euro.
Un dato che preoccupa Daniele Salvagno, presidente di Redoro Frantoi Veneti, secondo cui il rischio è quello di perdere la specificità dell’olivicoltura italiana inseguendo modelli basati esclusivamente su quantità e riduzione dei costi.

«Se il nostro extravergine arriva sul mercato quasi allo stesso prezzo di quello spagnolo dobbiamo chiederci che cosa stiamo facendo», sottolinea Salvagno, ricordando il patrimonio italiano di circa 500 varietà di olivo, la diversità dei territori e una tradizione che rappresenta una ricchezza unica.
Per Redoro, dunque, la sfida non può essere giocata soltanto sul prezzo. Origine, biodiversità, qualità, tracciabilità e territorio devono diventare i principali elementi su cui costruire il valore dell’olio italiano, anche alla luce della concorrenza internazionale e delle importazioni.

L’azienda veronese conferma intanto gli investimenti sulla filiera nazionale, tra cui il recupero di un antico frantoio a Bardolino, legato alla tradizione olivicola del Garda. Positivo anche il giudizio sull’Osservatorio Olivicolo Veneto, affidato dalla Regione a Veneto Agricoltura per monitorare il patrimonio regionale e contrastare il rischio di abbandono degli oliveti.
«Non possiamo difendere il Made in Italy soltanto sull’etichetta – conclude Salvagno – dobbiamo mantenere vivi oliveti, frantoi, produttori, varietà e territori».
