(di Francesca Romana Riello) Salute mentale, una persona su otto ne ha sofferto: una persona su otto ha sofferto di un problema di salute mentale nel corso della vita. Ansia e depressione sono i disturbi più diffusi e i giovani adulti risultano tra i più colpiti. I primi segnali non sono sempre facili da riconoscere: si esce meno, si perde interesse per le attività abituali, si tende a evitare gli altri. Cambiamenti che possono essere passeggeri, ma che meritano attenzione quando persistono.
Se ne è parlato questa mattina, giovedì 8 ottobre, al Policlinico di Borgo Roma, dove l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha allestito un punto informativo per la Settimana della salute mentale, in programma dal 5 all’11 ottobre.
L’iniziativa è organizzata dall’Uoc Psichiatria B, diretta dal professor Corrado Barbui, insieme alla Psichiatria dell’Ulss 9 Scaligera e alle associazioni dei familiari, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre. Il programma comprende appuntamenti dedicati allo sport, alla cultura e agli ambienti di lavoro, con l’intento di coinvolgere anche chi normalmente non entra in contatto con i servizi psichiatrici.

I segnali da riconoscere prima che il disagio peggiori
«Il principale campanello d’allarme è il cambiamento», spiega Corrado Barbui, direttore della Psichiatria B e del dipartimento universitario di Neuroscienze, biomedicina e movimento. «Quando una persona, rispetto al suo carattere abituale, appare diversa, magari meno attiva, con meno voglia di stare con gli altri, più isolata, può essere un segnale».
Non significa necessariamente che ci sia una malattia. Può trattarsi di un periodo difficile, destinato a passare. Se però questi comportamenti persistono, è importante non sottovalutarli e valutare la possibilità di rivolgersi a uno specialista.
L’isolamento sociale, la dipendenza da sostanze e le conseguenze di esperienze traumatiche sono tra i fattori che possono contribuire alla comparsa di un disagio psichico. I percorsi di assistenza vengono costruiti in base alle necessità della persona, anche nelle fasi iniziali.
Barbui osserva inoltre che i giovani oggi parlano delle proprie difficoltà emotive con maggiore facilità rispetto alle generazioni precedenti. Rimane però il problema dello stigma, che può portare a nascondere il disagio e a rinviare la richiesta di assistenza.

A Borgo Roma 14 mila visite e 350 ricoveri all’anno
Ogni anno la Psichiatria B di Borgo Roma registra circa 350 ricoveri nelle fasi acute della malattia ed effettua 14 mila visite.
Il reparto segue persone con depressione, disturbo bipolare, ansia, attacchi di panico, disturbi psicotici, della personalità e legati allo stress.
L’équipe comprende psichiatri, psicologi, infermieri, terapisti della riabilitazione psichiatrica, assistenti sociali e dietiste. L’attività va dalle valutazioni diagnostiche ai colloqui individuali e di gruppo, fino alla riabilitazione e al monitoraggio delle terapie farmacologiche.
Una parte dell’assistenza si svolge fuori dall’ospedale, attraverso interventi sul territorio e attività cliniche in carcere. È attivo anche il Recovery College, un programma di incontri aperto a familiari, operatori sanitari e sociali e cittadini, nel quale si discute di salute mentale attraverso il confronto tra pari.
Dall’ospedale alla città, una settimana di incontri
All’incontro di questa mattina erano presenti il direttore generale dell’Aoui Paolo Petralia, la rettrice dell’Università di Verona Chiara Leardini, il professor Barbui, la direttrice della Scuola di specializzazione Michela Nosè e la consigliera comunale Annamaria Molino. Hanno partecipato anche rappresentanti dei pazienti e dei familiari, tra cui Orianna Pedrini dell’associazione Aipesp.
«Dobbiamo essere capaci di prenderci cura prima ancora di curare», ha detto Petralia, richiamando il ruolo delle relazioni quotidiane, dei familiari e di chi assiste le persone con disturbi mentali.
La rettrice Leardini ha posto l’attenzione sugli studenti universitari e sulla necessità di riconoscere le situazioni di fragilità. L’ateneo, ha spiegato, lavora per contrastare l’isolamento e creare condizioni che favoriscano il benessere della comunità studentesca.
Molino ha ricordato l’adesione del Comune alla rete Città Sane dell’Organizzazione mondiale della sanità e la sottoscrizione del manifesto sulla salute mentale Bene in Comune. Lo scorso anno l’amministrazione ha inoltre organizzato un consiglio comunale aperto dedicato al tema.
La Settimana della salute mentale proseguirà fino a domenica 11 ottobre. Gli appuntamenti sono rivolti ai cittadini e puntano a far conoscere meglio i disturbi psichici e i percorsi disponibili per affrontarli, a partire dai primi segnali di disagio.

