Pronti i ricorsi alla Corte Costituzionale per far annullare la legge elettorale appena approvata
La legge elettorale voluta dalla Meloni, Melonellum o Stabilicum, secondo il vezzo politichese di latinizzare i nomi delle leggi elettorali, quasi ad attribuire ad esse maggiore dignità, è passata. Non senza qualche difficoltà, ma è stata approvata. Si tratta di un proporzionale corretto da liste e capilista bloccati e dal premio di maggioranza in modo che ai capi partito rimanga garantito quasi del tutto il controllo di chi sarà eletto.
Ma queste sono bazzecole. Perché, si dice dalle nostre parti, se non l’è supa, l’è pan bagnà.

Sullo sfondo il Quirinale
Quello che si gioca sullo sfondo è il Quirinale. Perché sarà la maggioranza che uscirà dalle politiche del 2027, a ottobre secondo scadenza, o a maggio se anticipate, a eleggere il prossimo presidente della Repubblica nel febbraio del 2029.
Ed è questo che terrorizza la sinistra. Per loro, abituati da quasi 80 anni ad avere al Quirinale un inquilino se non compagno ma almeno compiacente, sarebbe inaccettabile che a prendere il posto di Mattarella fosse, tanto per fare un nome, Giorgia Meloni. Cioè una di destra.

La sinistra terrorizzata da un possibile presidente di destra
E se hanno perso la battaglia in Parlamento adesso se la giocheranno tutta sui profili di incostituzionalità della nuova legge con cui, sostengono, «surrettiziamente si introduce di fatto il premierato senza formalmente modificare la Costituzione e quindi sottraendo al popolo il diritto di esprimersi in un referendum confermativo» come avvisa Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, di cui tutto si può dire, meno che non sia di sinistra.
«Avremo un Presidente del Consiglio eletto direttamente dal popolo che potrà godere contemporaneamente di una forte maggioranza in parlamento e scegliersi il prossimo Presidente della Repubblica. Il tutto senza aver ottenuto la maggioranza dei voti. Impossibile minimizzare il pericolo fascista e autoritario insito in questa legge elettorale».
La variabile Vannacci
Questo in sintesi il vero problema per la sinistra. Che spera nella Corte Costituzionale. Ma che in realtà ha un’altra speranza ben più solida: quella che il centrodestra rinunci a priori ad accogliere in coalizione Vannacci che a detta di tutti i sondaggi pesa oltre l’8% e sale spedito verso la doppia cifra.
Senza questi voti, Melonellum o non Melonellum, la partita sarebbe persa. E, al di là della pre-tattica, scontata quando mancano come minimo 7/8 mesi, è impensabile che la Meloni e i suoi consiglieri non ne tengano conto.

