L’esposto alla Procura del fratello di uno dei 3 carabinieri uccisi mentre è in corso il processo per strage ai fratelli Ramponi
(o.a.) Mentre alla Corte d’assise di Verona inizia il processo per la strage di Castel d’Azzano in cui persero la vita 3 carabinieri, il fratello di Marco Piffari, uno dei militari uccisi, ha presentato un esposto alla Procura per appurare se ci sono responsabilità penali di chi ha ordinato l’operazione di quella notte. Contemporaneamente è in corso un procedimento disciplinare dell’Arma sugli ufficiali che l’hanno comandata.

Il 15 ottobre 2025, un anno fa, il giorno dopo la strage, L’Adige chiedeva: “com’è potuta accadere una tragedia come quella di Castel d’Azzano? “
Scrivevamo che i fratelli Ramponi “a sentire i compaesani non avevano tutte le rotelle a posto”. “Un parere diffuso e confermato quando un anno fa avevano aperto il gas e minacciato di far saltare tutto quando s’era presentato l’ufficiale giudiziario”. E ”quando il nuovo proprietario s’è presentato, sembra lo abbiano cacciato minacciandolo con un’accetta”.
“Tutti precedenti rivelatori che sono stati colti dai paesani, ma forse non con la necessaria risoluzione da chi aveva il potere di intervenire”.
“Era risaputo in paese che i tre fratelli erano tipi strani, che di notte non dormivano, ma stavano svegli a lavorare per non incontrare nessuno e che avevano già minacciato di far saltare tutto. Allora non giunge come una meraviglia la notizia che i familiari d’una delle vittime si siano chiesti ed ora chiedano alla giustizia di verificare se vi siano altre responsabilità colpose”.

Della strage se n’era parlato a lungo. Ma poco s’era detto sulla conduzione dell’operazione dei Carabinieri. Molti si erano domandati se, alla luce di queste notizie, presentarsi in forze con luci e lapeggianti in piena notte, dando loro modo di mettere in atto l’annunciato, insano proposito di far saltare tutto pur di non abbandonare la casa, era stata la scelta giusta. O se magari il risultato si sarebbe potuto ottenere agendo diversamente, senza mettere a repentaglio la vita dei militari impegnati nell’operazione.
