Nuovo simbolo e stop ai soldi e alle armi all’Ucraina
Matteo Salvini è stato confermato segretario della Lega al congresso che si è svolto ieri ed oggi a Milano. Su 706 delegati a lui sono andati 464 voti mentre il suo antagonista Massimo Garavaglia ne ha presi 146. Quella che scadrà nel 2030 è la 4ª segreteria Salvini.
Due le principali notizie, oltre alla sua riconferma, tutto sommato scontata.
Il simbolo della Lega
La prima è la modifica del simbolo. Sparisce il nome di Salvini per lasciare spazio alla scritta ‘Italia Federale’. La proposta è venuta dallo stesso leader leghista. Una scelta che potrebbe far parte di un pacchetto concordato con l’opposizione interna, ma che in ogni caso va letta in positivo perché inverte la ‘moda’ deteriore di far comparire il nome dei capi-partito nei simboli. Un’ implicita ammissione di quanto poco valgano le idee e i programmi dei partiti, se per renderli più attrattivi bisogna inscrivere le logo il nome del leader.
Ai grandi capi partito, da Berlinguer ad Almirante, da Mussolini a De Gaulle, a Strauss non sarebbe mai passato per la mente di ‘personalizzarli’. Per raccogliere il consenso erano sufficienti le idee che portavano avanti. Oggi, a testimoniare come il livello della politica sia sceso, invece non bastano più.
Simpatico o antipatico che possa essere, va dato atto a Salvini di aver fatto una scelta giusta e in controtendenza.
Basta soldi e armi all’Ucraina
La seconda è l’impegno a prendere sul governo per non inviare più altri soldi e altre armi all’Ucraina. Una presa di posizione che rispecchia il pensiero della maggioranza degli italiani e che non potrà che avere effetti positivi in vista delle elezioni del 2027.
Non lo faccio più! Salvini si scusa per aver fatto parte del governo Draghi
Di rilievo anche l’ammissione fatta dal segretario legista di aver sbagliato ad entrare nel governo Draghi assieme al Pd. Non succederà più, ha esclamato. E dato che c’era poteva essere anche l’occasione per scusarsi di aver costituito il governo giallo-verde coni grillini nel 2017. Altro errore topico della sua segreteria.

La soddisfazione di Pressi
Il consigliere regionale e capogruppo della Lista Stefani a palazzo Ferro Fini, Matteo Pressi, ha commentato a caldo positivamente i lavori del congresso, che ha definito una esempio di «democrazia interna, di unità e di vitalità»: un passaggio fondamentale per continuare a governare l’Italia ed il Veneto.
io fondamentale per continuare a governare l’Italia ed il Veneto.
