(Francesca Romana Riello) La 32enne morì nel giugno 2024 nella sua casa di Bussolengo. Secondo gli inquirenti, Nadir Rossi le avrebbe somministrato insulina senza finalità terapeutiche. Lunedì l’interrogatorio davanti alla gip.

Nadir Rossi, 35 anni, ex infermiere del pronto soccorso di Borgo Roma, è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie Jessica Dalla Chiara, morta il 24 giugno 2024 nella loro casa di Bussolengo. È in carcere dal 29 ottobre. Per la Procura di Verona le avrebbe provocato ripetute crisi ipoglicemiche somministrandole insulina, fino a causarne la morte. Jessica aveva 32 anni e lavorava anche lei come infermiera, nell’assistenza domiciliare dell’Ulss 9 Scaligera. 

Jessica, arrestato il marito: l’accusa è omicidio

Le flebo e la fiducia nel marito

La prima grave crisi risale al 22 maggio 2024. Jessica si sentì male in casa, fu soccorsa dal 118 e ricoverata a Borgo Trento. Per gli investigatori, già quell’episodio sarebbe stato provocato dal marito.

Jessica sapeva di ricevere delle flebo, ma non è accertato che ne conoscesse il contenuto. La sera prima del malore, aveva mandato alla madre la foto dell’infusione, spiegando di avere la pressione bassa e che il marito aveva deciso di farle una flebo. Secondo la madre, la figlia non sospettava nulla e si fidava di lui.

Nel mese di degenza Rossi avrebbe continuato a somministrarle insulina attraverso gli accessi venosi già presenti, causandole altre tre crisi. Secondo l’accusa, avrebbe sfruttato la propria qualifica professionale per entrare in reparto anche fuori dall’orario di visita.

Un esame delle urine dell’8 giugno avrebbe rilevato anche tracce di benzodiazepine non prescritte durante il ricovero. Gli inquirenti ipotizzano che fossero state somministrate per indurre sonnolenza e facilitare le infusioni. Jessica fu dimessa il 21 giugno e morì tre giorni dopo, a casa. Anche quella volta, secondo gli investigatori, dopo un’ultima somministrazione di insulina.

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Jessica, arrestato il marito dopo due anni

L’inchiesta è partita dalle segnalazioni dei sanitari e dei familiari. Gli esami di laboratorio, conclusi dopo la morte, avrebbero indicato che le crisi non dipendevano da cause naturali, ma da insulina somministrata dall’esterno. Il 26 luglio 2024 i genitori presentarono un esposto alla polizia.

La Squadra mobile di Verona ha analizzato anche i dispositivi dell’indagato. Sullo smartphone sarebbero emerse ricerche sull’ipoglicemia e sugli accertamenti forensi per individuare un’overdose da insulina. Risalirebbero all’aprile 2024, prima dei malesseri della moglie: per l’accusa sono un elemento a sostegno della premeditazione.

Nell’inchiesta compare anche una polizza sulla vita da 100mila euro, riscossa dopo la morte di Jessica. Per la Procura, inoltre, la cremazione sarebbe stata ottenuta con l’inganno per impedire accertamenti sul corpo. All’omicidio pluriaggravato si aggiungono le accuse di tentato omicidio aggravato, distruzione e soppressione di cadavere mediante cremazione fraudolenta, truffa assicurativa e peculato continuato di farmaci.

Lunedì l’interrogatorio, la posizione della difesa

La misura cautelare è stata disposta dalla gip Carola Musio. L’interrogatorio di Rossi è fissato per lunedì 2 novembre nel carcere di Verona.

L’avvocato Giacomo Giulianelli, che lo difende, ha fatto sapere che il suo assistito eserciterà il diritto di difesa nelle sedi opportune. Ha chiesto anche di proteggere la riservatezza della figlia minorenne della coppia, preservandola dall’esposizione mediatica.

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