Mantova – Un dolceamaro amarcord di storia familiare e d’Italia per Emanuele Filiberto di Savoia, nella prestigiosa location del Teatro Scientifico Bibiena, in via dell’Accademia 47.
Claudio Beccalossi) Dove il giovanissimo Mozart tenne un acclamato concerto
Teatro edificato tra il 1767 ed il 1769, in base al progetto di Antonio Luigi Galli da Bibbiena (spesso abbreviato in Antonio Galli Bibiena o Antonio Bibiena, Parma, 1° gennaio 1697 – Milano, 28 gennaio 1774, architetto e scenografo) su commissione del conte Carlo Ottavio di Colloredo (Venezia, 27 dicembre 1723 – Mantova, 20 aprile 1786), rettore dell’Accademia dei Timidi. La bella facciata neoclassica, a sua volta, si deve al disegno dell’architetto Giuseppe Giorgio Pietro Baldassarre Piermarini (Foligno, 18 luglio 1734 – Foligno, 18 febbraio 1808), materialmente realizzato tra il 1773 ed il 1775 dall’architetto Paolo Pozzo (Verona, 8 marzo 1741 – Mantova, 18 dicembre 1803).
Si rimane estasiati guardando l’interno di tale autentico gioiello architettonico della seconda metà del Settecento, non solo mantovano od italiano ma europeo. Nel teatro, inaugurato il 3 dicembre 1769, il 16 gennaio 1770 tenne un memorabile concerto il non ancora quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart (registrato al battesimo come Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus, Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791) assistito dal padre Johann Georg Leopold (Augusta, 14 novembre 1719 – Salisburgo 28 maggio 1787), arrivati a Mantova, nel tragitto tra Verona e Bologna, il 10 gennaio, ospiti di nobili locali, nel corso della prima tournée italiana.
Il 26 gennaio 1770 l’infervorato Leopold scrisse alla moglie Anna Maria Walburga Pertl (Sankt Gilgen, 25 dicembre 1720 – Parigi, 3 luglio 1778): “Il 10 siamo partiti da Verona a mezzodì e siamo giunti la sera a Mantova; questo credo di avertelo già scritto. Vorrei che tu avessi visto il luogo dove si è tenuta l’accademia: per la precisione il cosiddetto Theatrino della Accademia Philarmonica. In vita mia non ne ho mai visto uno più bello, di questo genere; e poiché spero tu conserverai con cura tutte le lettere, a suo tempo te lo descriverò. Non è un teatro, bensì una sala con dei palchi, costruita come un teatro d’opera; dove dovrebbe esserci la scena vi è il piano rialzato per la musica, dietro il quale c’è ancora una galleria per gli ascoltatori costruita a palchi. Non ho parole bastanti a descriverti la moltitudine di persone, – le acclamazioni, gli applausi, gli schiamazzi e i Bravo su Bravo, – insomma, l’entusiasmo e l’ammirazione generale mostrati dagli ascoltatori”.

L’ultimo discendente maschio dei Savoia
Nell’incontro d’inaugurazione della serie di appuntamenti di “Mercoledì d’autore – Oltre il personaggio” (format ideato da Syncronie Culturali con il patrocinio del Comune di Mantova) l’ultimo rampollo maschio di Casa Savoia, Emanuele Filiberto (Ginevra, 22 giugno 1972), ha estrapolato memorie e nostalgie di famiglia condensate nel suo libro “La Regina di Maggio – Gli ultimi giorni della Corona: i ricordi di mia nonna sulla fine della Monarchia” (Sperling & Kupfer, maggio 2026) dedicato, appunto, alla nonna Maria José del Belgio (Marie-José Charlotte Sophie Amélie Henriette Gabrielle, Ostenda, Belgio, 4 agosto 1906 – Thônex, Canton Ginevra, Svizzera, 27 gennaio 2001), autrice di studi storici sugli stessi Savoia. Per suo espresso desiderio (nonostante matrimonio incrinato e separazione di fatto) venne inumata accanto al marito nell’abbazia reale di Altacomba (Hautecombe), situata a Aix-les-Bains, nella Savoia francese.
Maria José rivestì titolo di regina consorte d’Italia, quale moglie del re Umberto II, prima dell’esito del Referendum istituzionale in Italia (svoltosi domenica 2 e lunedì 3 giugno 1946 per scegliere tra monarchia e repubblica). I risultati (con la maggioranza dei votanti per la repubblica) vennero proclamati dalla Corte di cassazione il 10 giugno 1946: 12.717.923 cittadini furono favorevoli alla repubblica e 10.719.284 cittadini alla monarchia (retrospettive e revisionismi ancora oggi sospettano maneggi ed intrighi sottobanco per far prevalere la repubblica).

Umberto II di Savoia (Umberto Nicola Tommaso Giovanni Maria di Savoia, Racconigi, Cuneo, 15 settembre 1904 – Ginevra, Svizzera, 18 marzo 1983) fu Principe di Piemonte dal 1904 al 1946, Luogotenente generale del Regno d’Italia dal 5 giugno 1944 al 9 maggio 1946 e, infine, ultimo Re d’Italia (in seguito all’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III) dal 9 maggio al 13 giugno 1946. Per il suo effimero ruolo di regnante passò alla storia come “Re di maggio”. Al pari della moglie Maria José…
L’ormai ex re lasciò volontariamente il Paese il 13 giugno 1946 dall’aeroporto di Ciampino, diretto in Portogallo, senza neanche aspettare la certezza dei risultati e la pronuncia sui ricorsi presentati dal partito monarchico, respinti dalla Corte di Cassazione il 18 giugno 1946.
La prima volta del nipote di Umberto II a Mantova
Nel dialogo-intervista con Giulio Cisamolo (giornalista e comunicatore mantovano, attivo per varie testate locali e nazionali, tra cui Telemantova, Telearena, il quotidiano “Il Giorno”, in ambiti di cronaca, produzioni multimediali, comunicazione istituzionale, relazioni con gli stakeholder,o portatori d’interesse o parti interessate, moderazione di eventi culturali e talk show nel territorio virgiliano), è emerso un grande, affettuoso rispetto nei riferimenti alla nonna Maria José da parte del nipote, Sua Altezza Reale (titolo nobiliare contestato) Principe di Piemonte e di Venezia (ruolo altrettanto contestato) Emanuele Filiberto di Savoia. Cioè, Emanuele Filiberto Umberto Reza Ciro René Maria di Savoia, Capo di Casa Savoia (a sua volta contestato) dal 3 febbraio 2024, XXVII Duca di Savoia (ancora contestato), in disputa dinastica col cugino Aimone di Savoia-Aosta.
Per la prima volta a Mantova (dove, oltre ad aver visitato mostre, ha comprato i suoi agnolini), è stato accolto da calorosi applausi all’ingresso sul palco, preceduto dall’intervento musicale (ed intervallato in seguito da altri) del maestro Andrea Candeli, apprezzato chitarrista classico e flamenco (Bologna, 14 settembre 1969, residente a Pavullo, nel Frignano, in provincia di Modena, docente presso il Conservatorio di Musica di Modena e Carpi, noto storicamente come Istituto Superiore di Studi Musicali “Orazio Vecchi – Antonio Tonelli”, con sedi a Modena e Carpi).
«Questa è la più bella presentazione del mio libro che ho fatto finora», ha commentato Emanuele Filiberto, rimirando l’interno del teatro ed il pubblico. E s‘è voluto subito liberare del pensiero impellente, cioè che il caleidoscopio di sue testimonianze sulla nonna ha avuto come fine e dedica le due figlie Vittoria Cristina Adelaide Chiara Maria (Ginevra, Svizzera, 28 dicembre 2003) e Luisa Giovanna Agata Gavina Bianca Maria (Ginevra, Svizzera, 16 agosto 2006), avute dalla moglie Clotilde Courau, attrice francese, sposata il 25 settembre 2023 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma, dalla quale s’è separato nel 2021, con annuncio dato nel 2025.
«Volevo che le mie figlie si rendessero conto della bisnonna che hanno avuto e che potessero essere fiere del loro cognome. Non è stato facile per me tornare dall’esilio in Italia perché c’era molto pregiudizio. Ottant’anni di repubblica hanno riscritto una storia, riscritta come la volevano loro. Si dice, del resto, che la storia viene scritta dai vincitori e quando sono arrivato in Italia ho visto questa ostilità un po’ in tutte la macroregioni italiane, dal nord al sud. E dunque mi sono detto: qual è il regalo (una grande parola, spero possa essere un regalo), cosa posso lasciare alle mie figlie perché loro si rendano conto di quella che è stata la loro famiglia? Con i personaggi di Casa, con la storia d’Italia come l’abbiamo vissuta noi? È quello che ho voluto fare attraverso questo libro, che è il mio regalo per gli ottant’anni della repubblica italiana».
Tra sacro (di casata) e profano (dei media)
Stimolato dagli spunti di Cisamolo, ha sfogliato l’album del suo rapporto con i nonni paterni. Gli incontri nella residenza svizzera di Maria José nel Château de Merlinge (nel comune di Meinier, nel Canton Ginevra), dove spesso lei s’appartava a segare legna per rilassarsi, magari bevendosi del buon whisky. Ed ai momenti nella villa (da circa mille mq) a Vésenaz, vicino a Ginevra o presso l’altra residenza a Gstaad (presso Saanen, nel Canton Berna, nell’Oberland Bernese), assieme ai genitori, col nonno Umberto che lo faceva giocare tenendolo sulle ginocchia. Ex re per nulla severo e che, a lui bambino, appariva afflitto dalla malinconia, probabilmente per la proibita Italia e per il turbinoso passato. Il padre di Emanuele Filiberto fu Vittorio Emanuele di Savoia (Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria, sic, Napoli, 12 febbraio 1937 – Ginevra, 3 febbraio 2024) mentre la madre è Marina Ricolfi-Doria (Ginevra, 12 febbraio 1935).
Nonostante l’esilio di bisnonni, nonni, genitori e di lui stesso, per il membro della dinastia Savoia «L’Italia è il più bel Paese del mondo»…
Fino al 2002, infatti, la XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vietava l’ingresso ed il soggiorno in Italia agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti ed ai loro discendenti maschi. Con l’entrata in vigore, il 10 novembre 2002, della legge costituzionale 23 ottobre dello stesso anno, n. 1, vennero meno gli effetti del primo e del secondo comma dell’appunto XIII disposizione, consentendo ai successori maschi degli ex re di Casa Savoia di entrare, soggiornare e risiedere in Italia. E, in generale, ai membri ed ai discendenti della stessa Casa il diritto di elettorato passivo ed attivo, nonché la facoltà di ricoprire incarichi pubblici.
Emanuele Filiberto, avvalendosi degli acquisiti diritti, nel 2005 fondò il movimento d’opinione “Valori e Futuro” che si presentò alle elezioni politiche del 2008 quale candidato alla Camera dei deputati (lista “Valori e futuro con Emanuele Filiberto”) nella sola circoscrizione Estero ripartizione Europa, raccogliendo lo 0,4% dei voti. Venne candidato alle elezioni europee, nel 2009, tra le liste dell’Unione di Centro, nella circoscrizione Italia nord-occidentale, ottenendo 22.508 preferenze che lo fecero figurare primo dei non eletti. Nel 2020 costituì il movimento politico “Realtà Italia”.
Detentore d’un lungo elenco di onorificenze sabaude e straniere, è passato volentieri dal sacro della veste dinastica al profano dell’essere personaggio televisivo in varie trasmissioni (tra cui “Quelli che il calcio”, “Il ballo delle debuttanti”, “Ballando con le stelle”, “Miss Italia”, “I raccomandati”, “Pechino Express”, “Notti sul ghiaccio”, “Festival di Castrocaro”, “”Amici di Maria De Filippi” ecc. Ha pure un paio di prestazioni da set in filmografia: “Vacanze di Natale a Cortina” (regia di Neri Parenti, 2011) e “Lo sposalizio – Matrimonio siciliano” (cortometraggio, regia di Francesco Lama, 2012). Ed è autore d’un precedente libro: “I Savoia a Napoli – Storia, aneddoti e nostalgia” (De Nigris Editore, ottobre 2024).
Emanuele Filiberto di Savoia: «Per ottant’anni hanno demonizzato Casa Savoia!»
A livello storico si parla ancora di presunti brogli dietro le quinte del referendum monarchia-repubblica nel giugno 1946. Durante l’intervista pubblica in teatro si è già pronunciato a riguardo...
«Quello che ho espresso durante il mio intervento è che gli storici parlano di brogli. Però, non parliamo più di questo. Ormai l’Italia è una repubblica da ottant’anni. Andiamo avanti, parliamo di italiani, parliamo di questo Paese, di futuro, di preoccupazioni delle persone, parliamo di questo. Brogli o non brogli, se ci sono stati o non ci sono stati. Poi ognuno dice la sua».
Diciamo allora che è acqua passata?
«Io non sono mai stato qualcuno che guarda al passato. Io guardo sempre avanti».
Questione di revisionismo storico?
«Il revisionismo storico è diverso. È quello che sto provando a fare col mio libro. Penso sinceramente che la storia sia stata scritta dai vincitori. Per ottant’anni hanno demonizzato Casa Savoia, hanno voluto mettere in croce Vittorio Emanuele III e sto provando, anche col mio libro, a raccontare la storia dal nostro punto di vista, perché penso sia importante».
Dal punto di vista sempre storico?
«Credo che non invento niente. Parlo con carte in mano, con i racconti che mi hanno fatto in famiglia».
Veniamo al presente. Ha un’opinione di questo governo, della situazione in cui ci troviamo anche per conseguenze internazionali? Cosa suggerirebbe alla premier?
«Io non ho niente da suggerire alla premier perché credo che stia facendo il suo lavoro come deve farlo. Quello che sto facendo è viaggiare attraverso l’Italia, le regioni italiane, portare attraverso i miei ordini dinastici un aiuto concreto a delle associazioni, a delle persone, per cose a cui io veramente potrei essere utile».
