Berlusconi, il bunga-bunga e la crisi ucraina

( di Paolo Danieli) Avrà anche fatto il bunga-bunga, ma Berlusconi aveva un’idea della politica estera italiana da statista. Pur allineato su una posizione atlantista, era stato in grado di concepire un ruolo dell’Italia, se non proprio autonomo, perché questo la storia non ce lo permette, almeno da protagonista nel teatro strategico euro-mediterraneo.

L’accordo con Gheddafi aveva di molto ridimensionato il problema degli sbarchi. Ma l’azione più importante, lungimirante e, alla luce degli avvenimenti di questi giorni, più attuale è stata quella di instaurare con Putin un rapporto di amicizia personale che aveva spianato la strada ad una nuova era nei rapporti internazionali. 

Berlusconi – chiamatelo stupido!- aveva intuito per tempo quanto fosse importante il ruolo della Russia sia nei rapporti internazionali, sia in quelli con l’Italia. Per cui aveva stabilito un rapporto preferenziale per le nostre esportazioni e per i rifornimenti di gas, vitali per la nostra industria e non solo. Per gli equilibri internazionali aveva capito che il vero problema è la Cina. E che quindi era necessario attrarre la Russia nella sfera occidentale e stabilire un’alleanza non solo economica, ma anche militare. Per questo nel maggio 2002 a Pratica di Mare fece incontrare George W. Bush e Putin per un accordo Nato-Russia, primo step di un più ampio progetto che avrebbe dovuto ricondurre Mosca nell’ambito di una logica europea.

D’altra parte, ragionava Silvio, del cui anti-comunismo non ci sono dubbi, Putin sarà anche stato il capo del Kgb quando ancora esisteva l’Urss, ma adesso ha tutte le caratteristiche di un leader di destra. 

La storia non si fa né con i se né con i ma, tuttavia non ci vuole molto a immaginare la piega che avrebbero preso gli eventi se l’avessero lasciato lavorare. Di sicuro non saremmo sull’orlo della 3^ guerra mondiale.

Invece hanno prevalso altre logiche che con gli interessi dell’Italia e dell’Europa non c’entrano niente. Oltre oceano non era gradito questo suo attivismo che, se si fosse sviluppato, avrebbe portato alla creazione di una grande entità geopolitica europea che va dall’Atlantico agli Urali. Una potenza economica e militare che avrebbe messo in discussione l’egemonia americana sul nostro continente. E forse, più che il bunga-bunga, è stato questo uno dei principali motivi della sua defenestrazione.

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