Bollette e legge elettorale. Governo e Parlamento possono occuparsene subito

La Meloni dice che invece della legge elettorale bisogna bisogna occuparsi del caro bollette. Ma non è che uno escluda l’altro. Sono due problemi diversi che si possono affrontare contemporaneamente, anche perché del primo si deve occupare il Parlamento, del secondo il governo. 

Della legge elettorale se ne devono occupare i 950 parlamentari che siedono alla Camera e al Senato prima che scada la legislatura. Sono stati loro a votare la legge che ne farà restare a casa un su tre. Una legge demagogica voluta dai grillini e accettata pedissequamente da tutti gli altri per paura di perdere voti. Una scelta che implica, per generale ammissione, una nuova legge elettorale. Se la sono voluta. E adesso devono farla. Altrimenti fra referendum, amministrative, vacanze, legge di bilancio ecc. va a finire che arriviamo a fine legislatura e ci toccherà votare ancora col “Rosatellum”, porcheria degna del “Porcellum”, che avrà il risultato di impedire ai cittadini di scegliersi i rappresentanti che con la legge vigente vengono nominati dai capi partito.

Del caro bollette invece si deve occupare il governo. Magari spiegando prima agli italiani il perché dei rincari vertiginosi e facendo anche un giretto a Mosca per concordare con Putin un prezzo del gas più conveniente.  Non dimentichiamo che se è vero che il prezzo del gas russo è quadruplicato  è anche vero che noi stiamo facendo le sanzioni a Mosca dal 2016. Se tu dai uno schiaffo a uno, poi non ti puoi meravigliare che te lo restituisca!

Forse – e qui il dubitativo è d’obbligo visto che l’Italia è a sovranità limitata- con un Parlamento diverso, con dei partiti diversi, democratici e partecipati, che curassero più gli interessi nazionali e meno quelli altri stati, non ci troveremmo in questa situazione. 

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