Caso Maffei-Gender. Elena Donazzan, assessore veneto all’Istruzione, pone un problema di diritto

Sul caso del liceo Maffei, dove il collegio dei docenti ha deciso di aprire all’ideologia ‘Gender’ con la possibilità di cambiare identità con la ‘carriera alias’ per quei ragazzi che non si sentono a loro agio nel loro corpo, L’Adige ha sentito il parere di Elena Donazzan, assessore all’Istruzione, alla Formazione, al Lavoro e alle Pari Opportunità della Regione Veneto. Come giudica, assessore, l’apertura del Liceo classico Maffei, all’ideologia Gender?

«È una posizione priva di senso, di logica e credo anche fuori dal diritto» precisa Elena Donazzan senza tentennamenti. 
«Un furore ideologico dettato dalla moda del momento. Come un giovane adolescente possa trovare serenità  e il senso di sé mettendo in dubbio anche la più evidente delle realtà ovvero la natura, francamente credo sia molto sbagliato.»
E continua decisa : «la sfera personale e della intimità, che non è solo sessualità, viene proiettata sulla pubblica piazza quasi fosse qualcosa da discutere e non da approfondire con la discrezione e il rispetto che si deve a questi temi.Ritengo inoltre che a quell’età in particolare, lo sconvolgimento e il disagio interiore dovrebbero essere non oggetto di dibattito ideologico, ma di riflessione protetta e intima».

Lei pone anche una questione di diritto sulla decisone del corpo docente del Maffei…

«Infatti, se il principio è che posso essere il genere che voglio, allora per lo stesso principio anche l’età che voglio e il nome che voglio. Questo è al di fuori del diritto e delle regole della società organizzata, ma estremizzando questo ragionamento ideologico, il risultato sarebbe esattamente questo. Età, sesso, nome e cognome sarebbero, per i sostenitori delle teorie gender, solo convenzioni. Per me invece sono identità che rendono l’uomo o la donna unici, originali, irripetibili. Il resto è moda, transeunte, superficiale».

Una presa di posizione netta, che non lascia spazio a equivoci.

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