Come è cambiato e sta cambiando il quadro politico italiano

Se i dati dei sondaggi fossero confermati alle elezioni il quadro politico italiano ne uscirebbe molto cambiato. 

Con il Pd è sul 22%, il M5S al 15%, Fratelli d’Italia al 21% e la Lega al 17%, se i partiti che si richiamano al “centro” formassero una coalizione fra Forza Italia (8 %), Azione e +Europa (4%), Italia dei Valori (2,5%) e Coraggio Italia (1%) arriverebbero tutti insieme a toccare il 15%, dando così vita ad un polo centrista, quel “grande centro” che sognano da tempo i nostalgici della Democrazia Cristiana. Con la differenza che questa aveva almeno il doppio dei voti, era il partito di maggioranza relativa e aveva una qualità di personale politico imparagonabile con quello attuale.
Si verrebbe così a determinare una situazione multipolare con la destra (Lega+FdI) al 38%, il Pd al 22%, il M5S e il “centro” al 15% ciascuno.
Nel caso M5S e Pd si coalizzassero, la sinistra arriverebbe il 37%. C’è poi Italexit di Paragone che raccoglie un 2,8% ma è difficile da collocare.

Ci ritroveremmo così in una situazione quadripolare o, nella migliore delle ipotesi, tripolare. Sempre che dietro l’angolo non ci sia un’ulteriore frammentazione. 
Una condizione molto diversa dal bipolarismo della 2^ Repubblica. Impossibile quindi immaginare una ‘democrazia dell’alternanza’, con centrosinistra e centrodestra che si confrontano, come avviene in Regno Unito o negli Usa. 
Nell’ipotesi più semplice e più probabile, quella tripolare, ci troveremmo con una destra, una sinistra ed un centro, che diventerebbe l’ago della bilancia e deterrebbe, pur con un peso elettorale minoritario, il potere di decidere, scegliendo con chi allearsi. 
Invece nel caso il M5S non si collegasse con nessuno, ci troveremmo in un assetto quadripolare, di fatto un quadro non molto diverso da quello che si avrebbe se ogni partito fosse per conto suo.
Rimane tuttavia un’incognita il peso elettorale dei grillini, che le varie tornate elettorali degli ultimi 4 anni hanno dimostrato non esistere sul territorio. Questo, unito alle lotte interne ed alla diaspora di molti suoi esponenti, potrebbe generare, ora delle politiche del 2023, delle clamorose sorprese, considerato che il suo elettorato è composito, volatile e difficilmente collocabile.

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