Così nasce il primo Vermut di Verona. Lo firma Cornelia Tessari con 20 botaniche in Valdalpone

(di Elisabetta Tosi) A volte, quando si è fortunati,  i sogni diventano realtà, ma quando, oltre alla fortuna, ci si mette anche una buona dose di lavoro e dedizione, perfino le utopie possono realizzarsi. Come è successo alla cantina Cornelia Tessari” (già “T.E.S.S.A.R.I.”) della Valdalpone, nota per i suoi Soave di pura Garganega, che ha realizzato il primo Vermut targato Verona.  Il Vermut è una bevanda alcolica a base di assenzio con una storia che si perde nella notte dei tempi, dato che già a Roma si faceva un gran consumo di vinum absenthium. Il vero boom commerciale si ebbe però a metà ‘800 del secolo scorso, grazie a Vermut firmati da nomi come Carpano, Fratelli Cora, Fratelli Cinzano, Martini & Rossi, Gancia, e altri ancora, tutti famosi produttori torinesi. Un’età dell’oro che durò fino agli anni ’60 del secolo scorso, quando l’inizio dell’avanzata modaiola di un bere miscelato più colorato e meno vinoso mise questo prodotto fuori gioco.

Ma oggi, complice un trend che vede tornare in grande spolvero il momento dell’aperitivo, il Vermut si sta riprendendo la scena. E qui entrano in campo i fratelli Germano, Antonio e Cornelia Tessari: «L’idea di fare un Vermut  in terra di Soave dava più l’idea più di un’ utopia che di un progetto fattibile – racconta  infatti Cornelia Tessari, responsabile commerciale dell’azienda di famiglia – In realtà, amiamo le sfide, ed ecco che già con le prime prove di infusioni l’Utopia di Garganega era una realtà, ed anche molto interessante. Abbiamo così mantenuto lo spunto iniziale, con una nuova interpretazione: qualcosa che semplicemente non era ancora stato provato».

Pur uscendo dalla produzione vinicola “classica”, il Vermut “Utopia” condivide con i vini di Tessari la stessa filosofia produttiva: «Siamo la cantina del Soave Classico che crede solo nell’uva Garganega, e lo spirito integralista che caratterizza la nostra realtà è lo stimolo continuo per andare alla ricerca di nuove idee atte a valorizzare al meglio la versatilità di questo vitigno. Questa del Vermut in particolare è nata per dare un’interpretazione in chiave più moderna alla Garganega – continua Tessari – . Strizzando l’occhio a quelle che sono le tendenze del momento, come il bere miscelato e gli aperitivi, vorremmo svecchiare un po’ l’immagine del vitigno e della denominazione stessa’”.

Quante sono le erbe o le essenza aromatiche utilizzate e da dove arrivano?

«Il Vermut era nato come rimedio naturale per malesseri fisici e psichici e veniva usato anche per preparare e stimolare la digestione. Noi abbiamo sposato queste ricette farmaceutiche con una marcata presenza di erbe. “Utopia” è composto dunque da 20 botaniche, tra cui spezie e fiori: ireos, genzianella, larice, angelica, lavanda, noce moscata. Botaniche che arrivano da dei territori limitrofi, ma non solo». La ricetta ovviamente è segreta, ma i consumatori potranno presto divertirsi a cercare di indovinare quali e quante essenze contiene. “Utopia” infatti sarà presto in commercio a livello nazionale nelle migliori enoteche. «Noi però ci auspichiamo di diffonderlo principalmente nella nostra provincia, – conclude –  e di far parlare, perché no, di un Americano (famoso cocktail a base di Vermut, n.d.r.) a Soave».

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