Domenica torna a VeronaFiere la mostra del giocattolo d’epoca

Domenica 24 aprile a Veronafiere torna una manifestazione di nicchia per gli appassionati dei giocattoli d’epoca. Una mostra, ma anche un momento di scambio per appassionati dei giocattoli di una volta, quei giocattoli dove al posto della tecnologia o delle batterie c’era la fantasia e la creatività dei bambini di allora. Alcuni dei quali saranno presenti fra le 10 e le 16 di domenica in due padiglioni adiacenti e comunicanti, in uno spazio doppio di quello messo a disposizione degli appassionati nell’ultima edizione, avvenuta due anni fa e non più ripetuta a causa del Covid.

Collezionisti italiani e stranieri esporranno i giocattoli con i quali sono cresciuti i bambini del  secolo scorso: cavalli a dondolo, bambole, automobiline e trenini. Ma anche marionette, teatrini e modellini di navi e di aerei. A parte alcune eccezioni nelle quali la macchinina o il cavallino si muovevano con una molla caricata con l’apposita chiavetta o i termini elettrici di ultima generazione, i giocattoli erano per lo più inanimati. Prendevano vita solo con la fantasia di chi ci giocava. E la stimolavano. A differenza di quelli di oggi, enormemente più avanzati dal punto di vista della tecnologia, ma utilizzati da un bambino che più che attore è spettatore.

E i giocattoli allora erano ancora prodotti in massima parte artigianalmente. Non arrivavano dalla Cina. Ne abbiamo un esempio in casa, proprio qui a Verona e precisamente a Lugo di Valpantena dove nel 1950 un sacerdote aveva organizzato una fabbrica di bambole per dare lavoro alle donne. Si chiamava don Luigi Bodini e l’azienda era la ‘Mabel’, Manifattura Artistica Bambole Eleganti, un nome che rivela già da sé essere qualcosa d’altri tempi.  Coma la Ingap, di Padova acronimo di Industria Nazionale Giocattoli Automatici Padova. I giocattoli erano ancora italiani, come i nomi delle fabbriche. Poche le parole inglesi, magari storpiate nella pronuncia. Un altro mondo che si può trovare nei due padiglioni di VeronaFiere dedicati alla curiosità di chi non c’era ed alla nostalgia di chi l’ha vissuto.

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