“Friday for future” ovvero è meglio una bella giornata di sole che una brutta giornata di pioggia

Di questo passo ci dobbiamo aspettare che fra qualche anno gli studenti scenderanno in piazza per manifestare che “è meglio una bella giornata di sole che una brutta giornata di pioggia”. 

“Friday for future” è lo slogan dello “sciopero” degli studenti italiani che sono scesi in piazza per manifestare in favore dell’ecologia, dell’ambiente  e per sensibilizzare la gente sui cambiamenti climatici e sulla necessità della “transizione ecologica”. E che bisogno c’era? Chi c’è contro l’ecologia e l’ambiente? A che cos’è servita questo mobilitazione studentesca? Bisognerebbe chiederlo a chi l’ha organizzata, visto che non è stata certo qualcosa di spontaneo, a cominciare dal titolo “Friday for future”, che puzza lontano un chilometro da una pappa pre-confezionata da qualche parte. Magari dagli stessi che si sono inventati la Greta Thumberg. A proposito: dov’è finita?

Un inutile assembramento in un momento in cui gli assembramenti sarebbe meglio evitarli. Una manifestazione telecomandata. Molto diversa da quelle vere, genuine di alcuni decenni fa, quando gli studenti scioperavano contro l’ordine costituito, contro gli insegnanti, contro il governo. Ma che senso ha andare a passeggiare per le vie delle città a dire quelle stesse cose che ormai dicono tutti? Intervistato da una televisione uno dei giovani manifestanti, sentendosi un nuovo Capanna o un redivivo Daniel Cohn Bendit ha affermato convinto: “la pandemia è stata causata dai cambiamenti climatici!” Forse invece di mandarlo a passeggio per la città qualche ora in più di istruzione non guasterebbe. Se non altro per schiariti le idee.

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