Il 4 gennaio la convocazione. Pesa sull’elezione del Presidente della Repubblica l’inaffidabiltà dei grillini

Le grandi manovre per il Quirinale sono in pieno svolgimento. Il 4 gennaio il Presidente della Camera invierà la convocazione. Dovrebbe essere il 20 gennaio la prima seduta del Parlamento a Camere riunite per l’elezione del Capo dello Stato cui s’aggiungeranno 58 rappresentanti delle Regioni. Ciascuna eleggerà 3 rappresentanti, 2 della maggioranza ed 1 dell’opposizione, a parte la Val d’Aosta che ne elegge solo uno. 

Finora il nome più accreditato per il colle è quello di Draghi, che gode della stima trasversale di quasi tutti i partiti. Se accettasse di candidarsi, per una questione di prestigio, la sua elezione dovrebbe avvenire al primo turno, quando è necessaria la maggioranza dei due terzi, cioè di 703 voti su 1008. Una maggioranza apparentemente non difficile da raggiungere per Supermario, anche perché ce l’ha già per governare. Ma in politica non sempre 2+2 fa 4. 

Il nodo che viene al pettine è quello dei 5stelle, inaffidabili per definizione, che appoggiano il suo governo, ma non è detto che votino per Draghi presidente della Repubblica. Perché? Non è un mistero che la grande maggioranza dei grillini è consapevole che non verrà più rieletta e che il miracolo di tornare in Parlamento si ripeterà solo per pochissimi di loro. Evitare le elezioni anticipate ad ogni costo è quindi il mantra di ogni pentastellato. E’ questo il motivo principale per cui sostengono compatti il governo Draghi. Perché in alternativa andrebbero a casa. Ma è esattamente per lo stesso motivo che non voteranno Draghi Presidente della Repubblica, perché ciò significherebbe andare a elezioni anticipate. Che per loro sarebbe la fine. E di fronte alla possibilità di incassare l’indennità per un altro anno non ci sono ordini di partito che tengano!

Teniamo anche ben presente che l’elezione del Capo dello Stato si svolge a scrutinio segreto. Ciascun grande elettore passa nella cabina elettorale allestita sotto la Presidenza della Camera, scrive il nome che vuole sulla scheda e poi esce deponendola nell’urna. Gli ordini di scuderia lasciano il tempo. Ognuno scrive quello che vuole, tanto nessuno può controllare. Così il gioco dei “franchi tiratori” diventa a volte determinante. In questo caso il ruolo dei grillini o ex-grillini lo sarà in negativo. E potrebbe essere proprio il rischio di essere impallinato alla prima votazione uno dei motivi che possono indurre Draghi a rimanere a Palazzo Chigi.

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