Il business del latte artificiale. La denuncia dell’organizzazione Mondiale della Sanità

In Italia nascono sempre meno bambini. Questo lo sappiamo tutti, come sappiamo che una delle cause della denatalità è economica. Mettere al mondo un figlio oggi è un costo e gli aiuti dello stato non sono sufficienti a interrompere il trend negativo. Adesso ad alzare i costi per le famiglie con un nuovo nato ci si mette anche la speculazione dell’industria del latte artificiale, come denunciato dall’OMS che attraversa uno studio ha scoperto che “stanno pagando piattaforme di social media e influencer” per influenzare le scelte delle donne a scegliere il biberon invece dell’allattamento naturale al seno. Questo business vale 55 miliardi di dollari e quindi le industrie stanno usando i social per fare anche pubblicità occulta e influenzare così le scelte delle mamme ricorrendo anche a influencer pagati, promozioni e servizi di consulenza.

Sono 4 milioni, secondo lo studio OMS, i post pubblicati tra gennaio e giugno 2021 sull’alimentazione infantile in 17 paesi per il 61% della popolazione mondiale raggiungendo 2,47 miliardi di persone e ottenendo 12 milioni di like, condivisioni o commenti.

L’effetto è l’aumento degli acquisti di latte artificiale e l’arricchimento delle industrie del settore che, ovviamente, sia traduce in un maggior costo per le famiglie. La scienza ha ormai appurato che la prima scelta dev’essere quella dell’allattamento al seno per il benessere del bambino. Ma questo al  marketing ingannevole che frutta all’industria guadagni miliardari interessa poco. L’importante è incassare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità però non ci sta e invita gli stati ad una legislazione più attenta al problema .

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