Il caso Crisanti diventa nazionale e giudiziario. Lo scontro con Zaia s’infiamma

Crisanti ieri s’è dimesso dall’Università di Padova per essere, dice, più libero di difendere le proprie posizioni. La vicenda sta diventando un caso politico e anche giudiziario. 

Quello che sembrava un semplice disaccordo fra il presidente del Veneto e Andrea Crisanti, il microbiologo che in un primo tempo aveva gestito assieme a Zaia la prima fase dell’emergenza pandemica e che poi s’era allontanato non condividendone più la gestione, è diventato un vero e proprio scontro politico, anche perché nel frattempo Crisanti è diventato senatore del Pd.

Ieri Report, la trasmissione di Rai Tre, ha sollevato un dubbio: i morti che il Veneto ha avuto in più della media nazionale sono da attribuire a un’errata gestione dei tamponi?

La rottura fra Zaia e Crisanti era avvenuta perché il professore non era più d’accordo nell’utilizzare i tamponi rapidi non ritenendoli del tutto affidabili. Meglio i molecolari: più sicuri. Zaia invece aveva continuato perché, anche se meno sicuri dei molecolari, sono più veloci e pratici negli screening di massa che allora erano indispensabili. 

Crisanti sostiene che i test antigienici (quelli che ci possiamo fare a casa anche da soli) sono affidabili al 70%. Il che significa che un 30% di pazienti considerati a torto negativi, ma in realtà positivi, sono stati lascianti andare in giro ad infettare altre persone. Questo il motivo, sempre secondo il microbiologo, per il quale in Veneto c’è stato  un numero di morti maggiore alla media.

Zaia invece sostiene che le sue scelte sono sempre state fondate sulle indicazioni scientifiche commisurate alle esigenze dell’emergenza. 

Del senno di poi son piene le fosse, dice il proverbio. Facile oggi, con la popolazione in gran parte immunizzata e col Covid che non fa più paura, disquisire sulle percentuali di affidabilità dei tamponi. Ma non bisogna dimenticare di com’era allora la situazione, con le lunghe code davanti ai centri dove venivano fatti i test, con i laboratori per i test molecolari intasati che davano i risultati dopo tre o quattro giorni o anche dopo una settimana.
La scelta dei tamponi quindi non era basata solo sull’affidabilità dei risultati, ma anche sulla facilità e la rapidità d’esecuzione.

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