Il genocidio dei nativi canadesi. Le scuse della Chiesa.

Il governo canadese, nella persona del primo ministro Justin Trudeau aveva già chiesto scusa. Adesso anche la Chiesa cattolica del Canada si scusa per gli abusi subiti per più di un secolo dai nativi nelle proprie scuole e collegi. 

Solo che non si tratta solo di abusi. Quelli, se ammessi, ci sono stati. Ma il vero tema, enorme, gravissimo è il genocidio dei nativi canadesi, cioè degli “indiani” d’America – “quelli con le piume, no, non quelli che hanno fame” come cantavano Cochi e Renato-. Cioè dei padroni di casa, dei detentori della sovranità di quel continente che gli europei hanno conquistato e sottomesso a partire dal 1492. Uno sterminio di cui non si parla. Scotomizzato dalla cultura dominante.

Un genocidio programmato e legalizzato che in Canada è saltato fuori quasi per caso, con la scoperta dei resti di 215 bambini nei pressi di una scuola cattolica, la Kamloops Indian Residential School. E poi ne sono stati scoperti anche degli altri. Migliaia di bambini morti nel silenzio generale. Qualcosa di orribile, tenuto nascosto per anni.

Il genocidio è stato perpetrato fra il 1863 e il 1998. Cioè fino a ieri! 150 mila bambini nativi americani che per le leggi razziali canadesi venivano portati via alle loro famiglie e inseriti nelle scuole cattoliche per essere civilizzati. La Kamloops Indian Residential School fa parte di una rete di 118 scuole fondate dal governo canadese per strappare i nativi alla loro cultura per imporgli la nostra. Di cui 79 erano gestite dalla Chiesa cattolica.

Già nel 1907 il Montreal Star aveva denunciato che dei 150 mila bambini internati nelle scuole il 40% era morto. Un genocidio accompagnato da violenze di ogni genere che avveniva in quelle scuole. Ma l’omertà prevalse. Addirittura le atrocità vennero messe in dubbio. Fino a che avvenne la scoperta dei resti dei 215 bambini sepolti nei pressi della scuola di Kamloops appartenenti agli studenti ”scomparsi e morti senza documenti”, come confermato dal capo della comunità Tk’emlups te Secwépemc nella Columbia Britannica. 

Ma cosa succedeva nelle scuole cattoliche canadesi? Uno sterminio a norma di legge. Il Federal Indian Act del 1874, tutt’ora in vigore, ribadisce l’inferiorità legale e morale dei nativi americani. Il Gradual Civilization Act del 1857 obbligava le famiglie a firmare un documento che trasferiva alle scuole residenziali cristiane i diritti dei loro figli e dei beni dei deceduti. Così le scuole entravano anche in possesso delle terre che ottenevano con le eredità. Nella Columbia Britannica dal 1933 è in vigore la Sterilization Law, che consente la sterilizzazione dei nativi ospiti delle scuole residenziali. Per ogni donna sterilizzata la scuola riceveva una bella cifra.

Secondo un servizio del Washington Post la maggior parte dei bambini morì di tubercolosi. Quando si ammalavano venivano lasciati morire. Metà dei nativi che entrava nelle scuole nelle scuole moriva.

Adesso, dopo le scuse del governo canadese arrivano quelle della Chiesa Cattolica. Ma sono sufficienti? E i colpevoli? E ancora: ci vogliamo chiedere perché ci sono genocidi di serie A e genocidi di serie B? Perché i colpevoli di un genocidio sono condannati senza se e senza ma, mentre altri vengono considerati campioni di democrazia e di libertà e magari si permettono anche di fare la morale agli altri?

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