Un “terzo uomo” per il 2022. Ma per fare esattamente che cosa?

(di Nicola Fiorini) Prima Fontana, poi Stefani, adesso addirittura Zaia. A questo punto è ufficiale. La Lega ha rotto gli indugi e sposato la tesi del “terzo uomo”. Secondo questa tesi, il centro-destra si deve presentare unito alle elezioni comunali di Verona dell’anno prossimo, per fare eleggere il proprio candidato al primo turno nientemeno che con il 70% dei voti. Perché questo si verifichi, bisogna recuperare i voti di Flavio Tosi. Senonché, è già abbastanza imbarazzante ricucire con Tosi dopo tutto quello che è successo nel recente passato, immaginare che possa essere lui il candidato unitario sembra davvero troppo. Ma Tosi non accetterà mai di appoggiare Sboarina. Di qui la brillante e ovvia soluzione: né Tosi né Sboarina ma un (ancora sconosciuto) terzo uomo che possa consentire questa mirabile sintesi.

Azzardo una previsione: né Tosi né Sboarina accetteranno la proposta, andremo ad un sano scontro tra i due e la Lega dovrà scegliere con chi stare. Ma non è questo il punto. Il punto vero è: il terzo uomo per fare cosa? La contrapposizione tra Tosi e Sboarina non è solo di natura personale ma programmatica. L’amministrazione Sboarina ha speso gran parte delle sue energie nel demolire e contestare quanto fatto da Tosi. Dunque, il fantomatico terzo uomo che cosa deciderà di fare? Sarà a favore del cimitero verticale, della ruota panoramica e dell’hovercraft sull’Adige? Proporrà di radere al suolo l’Arsenale? Di fare un lago su tutta l’estensione del Central Park? Si possono avere tante idee. Personalmente vorrei abbattere le scuole Catullo perché le trovo un obbrobrio, in sé e per il luogo in cui si collocano, ma pare sia un’opinione  minoritaria.

Mi sembra di poter dire che anche la recente batosta elettorale nel voto dei Comuni non ha insegnato nulla. Si prosegue all’insegna della politica politicante, la politica della formule vuote e dei candidati scelti all’ultimo momento e in modo casuale, senza alcun rispetto per l’intelligenza degli elettori e senza dare alcun peso alla dimensione programmatica. Non ci sono i barbari alle porte. Chiedere all’elettore di votare il centro-destra (o qualsiasi altra formula politica) a scatola chiusa non funziona più, ammesso abbia mai funzionato. Una politica seria chiede il voto per fare delle “cose”. La Lega deve dire che cosa condivide e cosa non condivide delle scelte dell’amministrazione di cui ha fatto parte, con annesso mea culpa se necessario. Da lì si parte se vogliamo ridare un po’ di dignità alla politica. Altrimenti è sterile domandarsi perché la gente non va più a votare.

(nella foto: Orson Welles, protagonista del fiml “Il terzo Uomo” di Carol Reed del 1949)

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